Vincent Brunetti, l’arte e il bambino

Nella grande casa di Vincent Brunetti, “Vincent City”, bisogna entrare sapendo che è indispensabile lasciare per un po’ di tempo fuori dalla porta tutto il peso delle strutture e degli schemi intellettuali che ognuno – chi più, chi meno – si porta dietro. Come farebbe, senza sforzo alcuno, un bambino.

In questo atelier in continua attività creativa si capisce bene infatti l’osservazione di Oscar Wilde, secondo cui «ci sono due modi di non amare l’arte. Uno è di non amarla. L’altro di amarla razionalmente».

Vincent Brunetti, pittore, scultore e architetto pugliese, ha raccolto in questo edificio – che può sembrare di primo acchito una specie di tempio indu – tutto il proprio mondo interiore, che va raccontando, ogni giorno, in forma d’arte.

Nato nel 1950 a Guagnano, in provincia di Lecce, dopo aver vissuto per vent’anni a Milano – dove è entrato in contatto con Francesco Messina, Giacomo Manzù e Arnaldo Pomodoro, e dove, nel 1970, gli fu conferito l’Ambrogino d’Oro per meriti artistici –, Brunetti è tornato a vivere nel paese natale nel 1993.

Nella grande casa in cui si è stabilito, da allora lavora senza sosta per realizzare e mettere in mostra permanente le sue creazioni sincretistiche, dipinti, mosaici e opere varie fatte di materiale povero e oggetti di risulta.

Lo spettacolo può essere sorprendente. Naturalmente se si è disposti a lasciarsi sorprendere, come farebbe un bambino.

Photos via:
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December 17, 2013

Vincent Brunetti, l’arte e il bambino

Guagnano (Le)
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