Ugo De Rosa, i telai di un maestro artigiano

di Ron Miriello

Negli anni Settanta e Ottanta i ciclisti americani erano tutti innamorati dei telai in acciaio “made in Italy”. Nomi esotici, congiunzioni eleganti e decalcomanie: montare in sella a una Cinelli, Colnago, Guerciotti, Tommasini, Pinarello o De Rosa era una dichiarazione di stile. Forse non ci potevamo permettere una Ferrari, ma potevamo comunque cavalcare un’opera d’arte e di artigianato eccellente. Era un modo di sentirci italiani senza mai dover lasciare le nostre strade.

Nel 1984 venni in Italia e feci visita a vari costruttori per ordinare una bicicletta italiana su misura. Ebbi così occasione di vedere i tavoli di lavoro di alcuni dei più grandi artigiani del Bel Paese, proprio quando erano al culmine del loro successo nel mondo. Alla fine scelsi Ugo De Rosa per due motivi: negli Stati Uniti era meno popolare di altri, e mi rispose di persona quando lo chiamai a Milano. Così prima ancora di accorgermene mi ritrovai scalzo nel suo ufficio, mentre mi prendeva le misure. Mentre De Rosa mi lavorava intorno alzai lo sguardo oltre la sua scrivania: la storia del ciclismo in una galleria di foto… in cui lui era il protagonista. In quegli scatti Ugo De Rosa era ritratto con DeVlaeminck, Moser, Gianni Motta, Eddy Merckx… e ora si occupava di me! Come un bambino in un negozio di caramelle, quando sentii le opzioni che mi proponeva – “Vuole la pipa 3ttt o Cinelli? Tubi SLX o SL? Forcella cromata, panografata… vuole che la firmi?” – avrei voluto rispondere di sì a tutto!

Dall’Italia ho imparato molto. Una delle lezioni più importanti è stata che non è il caso di preoccuparsi di quanto costa l’autentica eccellenza. “Le farò recapitare la bicicletta a San Diego, insieme al conto”, mi disse Ugo. Così, senza chiedere un anticipo e senza contratto. Erano gli ultimi anni di un’Italia diversa, dove un prodotto su misura si poteva ordinare con una stretta di mano e pagare dopo la consegna. Credo che in qualche modo Ugo fosse onorato di sapere che ero arrivato lì dalla California apposta per avere il meglio da lui. Mi stava dicendo: “Mi stai dando fiducia, e io posso fidarmi di te.”

Si dice che un uomo è fortunato se si sposa una volta sola. Per trent’anni la mia De Rosa è stata la mia unica “moglie”. Ora ho “un’amante”, una Cannondale Evo Red in fibra di carbonio. Ma la mia De Rosa sarà sempre il mio unico grande amore. E il mio incontro con Ugo De Rosa resterà per sempre un ricordo speciale: un ricordo dell’Italia com’era ancora nel 1984.

December 15, 2013