Stefano Bemer, il destino è un buco in una scarpa

Stefano Bemer Firenze San Niccolò

Stefano Bemer in un’intervista raccontò di aver capito qual era la sua strada da un buco in una scarpa. La sua scarpa, naturalmente. E siccome nel paese in cui viveva non c’erano ciabattini, chi gliel’avrebbe aggiustata? Gli sovvenne che ormai aveva diciott’anni, e pensò che forse toccava proprio a lui fare quel mestiere. Era il 1983, e Bemer s’incamminò con quella scarpa bucata sulla strada che gli aveva indicato il destino. La percorse fino al 2012, anno della sua prematura morte.

Imparò ad aggiustare calzature rotte e a realizzarne di nuove lavorando con vecchi artigiani fiorentini. Andò pure a Londra a visitare i laboratori della storica azienda John Lobb Bootmaker.

Furono tre decenni straordinari: a San Frediano, il quartiere reso famoso dai romanzi di Vasco Pratolini, partì come calzolaio per diventare stilista di scarpe su misura, che fabbricava rigorosamente a mano coadiuvato da tre talentuosi assistenti giapponesi. Nel capoluogo toscano aprì tre atelier che divennero un punto di riferimento per celebrità internazionali, come, tra gli altri, l’attore Andy Garcia, il cantante Julio Iglesias, l’architetto Paul Tange e il designer Tanaka Ikko. Il laboratorio-scuola di San Frediano ospitò anche uno studente d’eccezione, l’attore Daniel Day-Lewis, che lo frequentò per quasi un anno, nel 2009.

Nel 2013 il marchio Bemer è stato acquisito dalla Scuola del Cuoio di Santa Croce, i cui titolari hanno per l’occasione inaugurato una nuova sede nella chiesa sconsacrata di San Niccolò.

La strada di Bemer continua.

Photos via:
www.stefanobemersrl.com

June 4, 2014

Stefano Bemer, il destino è un buco in una scarpa

Firenze
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