Michelangelo e il “Mosè” amico di Dio

Michelangelo, Mosè, san Pietro in Vincoli, Roma - Moses, Rome

Il “Mosè” di Michelangelo è sempre stato oggetto di interpretazioni le più varie. Se ne sono occupati con acribia, specialmente negli ultimi due secoli, critici d’arte, iconologi, teologi e psicanalisti (Freud ci ha scritto su un libro famoso: Non ho mai provato un’emozione così forte di fronte a un’opera d’arte, ebbe a dire).

Alla bellissima statua, conservata nella Basilica di San Pietro in Vincoli, a Roma, lo scultore toscano dedicò molto tempo, avendo iniziato a scolpirla all’incirca nel 1513 e avendola definitivamente terminata nel 1542: essa è il soggetto centrale del complesso statuario che Michelangelo immaginò come mausoleo del pontefice Giulio II (in realtà poi le spoglie di papa Della Rovere furono sistemate nella Basilica di San Pietro in Vaticano, dove si trovano tuttora).

Restano coinvolgenti e suggestive le parole di un pittore e storico dell’arte contemporaneo del Buonarroti, il celebre Giorgio Vasari, che in un passo delle “Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori”, così, tra l’altro, annota: A questa statua non sarà mai cosa moderna alcuna che possa arrivare di bellezza, e de le antiche ancora si può dire il medesimo […] Et inoltre alla bellezza della faccia, che ha certo aria di vero Santo e terribilissimo principe, pare che mentre lo guardi abbia voglia di chiedergli il velo per coprirgli la faccia, tanto splendida e tanto lucida appare altrui […] Et ha sì bene ritratto nel marmo la divinità che Dio aveva messo nel santissimo volto di quello […] che Moisè può più oggi che mai chiamarsi amico di Dio….

May 13, 2015

Michelangelo e il “Mosè” amico di Dio

Roma
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