Lenci König, bambole e felicità

Helenchen König, soprannominata “Lenci”, incominciò a fabbricare bambole di stracci nel 1917 per superare il dolore lancinante provocato dalla morte della figlia primogenita, Gherda, uccisa dall’influenza “spagnola”.

Goethe, nei “Dolori del giovane Werther”, scriveva che «i più felici sono coloro che vivono giorno per giorno come i bambini, portando a spasso le loro bambole che svestono e rivestono…».

Così, questa donna geniale – nata nel 1886 a Torino da un padre tedesco che morirà prematuramente e una madre austriaca costretta ad allevare da sola quattro figli – visse giorno per giorno la propria esistenza fatta di una drammatica e quotidiana mescolanza di sofferenza e felicità.

Nel 1919, Helenchen costituì, insieme al marito, Enrico Scavino, l’azienda “Lenci”, il cui nome è un acronimo latino (“Ludus est nobis constanter industria”, “il gioco è la nostra costante attività”) coniato dallo scrittore Ugo Ojetti che giocò con il nomignolo della fondatrice.

Il successo delle bambole in feltro di Helenchen ebbe un riscontro mondiale (Walt Disney le chiese di collaborare con lui). All’attività creativa dell’azienda collaborarono, tra gli altri, artisti del calibro di Marcello Dudovich, Giovanni Riva, Mario Pompei, Giuseppe Porcheddu, Gino Levi-Montalcini, Giovanni Grande.

La produzione di ceramiche iniziò nel 1928: tra i personaggi inventati da Helenchen si affermò “la Nella”, ragazza gioiosa, vitale e spigliata. La novità del disegno e la raffinatezza del lavoro in ceramica confermarono la popolarità della produzione Lenci.

Helenchen continuò a creare bambole e altri oggetti d’arte fino alla morte, avvenuta a Torino nel 1974.

December 16, 2013