L’Aquila italiana: nella fine, l’inizio

1907: nella notte fra il 31 agosto e il 1 settembre, nei pressi di Magenta, in Lombardia, un’automobile proveniente da Torino e diretta a Milano viene travolta da un treno merci sulle rotaie della linea Milano-Novara. Nell’incidente perdono la vita, oltre all’autista, il marchese Giulio Pallavicino di Priola e l’avvocato e musicista Gustavo Malvano.

Pallavicino aveva fondato un anno prima l’azienda produttrice di automobili denominata “Società anonima Aquila italiana”, subito dopo aver riscosso un grande successo al Salone dell’automobile di Torino con un’autovettura innovativa dotata di motore monoblocco, avviamento col pedale della frizione (anziché con la scomodissima manovella), cuscinetti a sfera e, soprattutto, pistoni in lega leggera. Quest’ultima novità – che avrebbe rivoluzionato il mondo dei motori a scoppio – era frutto del genio creativo dell’ingegner Giulio Cesare Cappa.

Pallavicino stava andando a Milano insieme al suo collaboratore Malvano per cercare nuovi finanziatori. A viste umane, il suo sogno di ingrandire la Società finiva tragicamente tra quelle lamiere contorte.

Ma non fu così. Qualcuno raccolse la sfida del marchese e continuò a valorizzare il genio di Cappa. Quel qualcuno si chiamava Vincenzo Marsaglia, pilota d’auto e di aerei, nonché figlio del proprietario della banca che aveva sponsorizzato l’inizio di quell’avventura.

L’”Aquila italiana” incominciò proprio allora la sua storia di grandi successi, che durò fino al 1917.

March 19, 2014