La Casa Rossa di Anacapri, città dell’ozio

Anacapri, Casa Rossa

La Casa Rossa di Anacapri, in provincia di Napoli, si affaccia nelle memorie di viaggio del grande scrittore italiano (ma nato ad Atene) Alberto Savinio. Si imbatté in questo edificio di stile eclettico negli anni Venti del Novecento, in occasione di un suo tour caprese (tali scritti sono stati raccolti nel libro “Capri”, edito nel 1988 dalla casa editrice Adelphi, da cui traiamo le citazioni).

Cielo grigio. Grandi nubi spazzano la cima del Solaro. Per la strada che traversa Anacapri, cerco il valico che sale al monte. Poco in là di Santa Sofia, scopro una casa rossa, tra moresca e bizantina. L’iscrizione che sovrasta l’ingresso mi saluta così: “Salve, o abitante di Apragopoli”. L’imperatore aveva ragione. Eccomi eletto anch’io cittadino onorario della città dell’ozio.

“Apragopoli”, “città del dolce far niente”, è il toponimo usato da Svetonio quando racconta, nelle “Vite dei dodici Cesari”, la permanenza di Augusto – “l’imperatore” cui si riferisce Savinio – a Capri.

“Questa casa”, spiega un uomo a Savinio, “era di un colonnello inglese a riposo, che la volle trasformare in museo”. Il cortile infatti è pieno di cocci, di statue mutile, di sarcofaghi. Veggo dentro una camera terrena due vecchie vestite di nero, immobili, silenziose, come vegliassero un morto. Ma il morto chi è? Non turbiamo i segreti di un colonnello inglese a riposo. Tanto più che il suo è riposo grande, eterno.

Il colonnello, John Clay MacKowen, americano, e non inglese, la fece costruire alla fine dell’Ottocento. Al suo interno c’è ancora il museo, che ospita, oltre a reperti archeologici, anche splendidi dipinti del XIX secolo.

È ancora una bellissima sorpresa imbattersi della Casa Rossa di Anacapri.

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February 27, 2015

La Casa Rossa di Anacapri, città dell’ozio

Anacapri (Na)
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