La “Camera degli Sposi” di Mantegna: “trompe-l’oeil”, realismo e introspezione

Camera degli Sposi, Mantegna, Mantova, Castello di San Giorgio -

La decorazione della “Camera degli Sposi” di Andrea Mantegna (1431-1506) – sala ospitata in un torrione del Castello di San Giorgio di Mantova e recentemente riaperta al pubblico dopo un anno di chiusura per interventi tecnici –, secondo lo storico dell’arte Philippe Daverio, oltre a essere il culmine del percorso pittorico dell’artista veneto, è forse il primo “trompe-l’oeil” della storia della pittura.

Tutto avviene come se il muro non fosse tale, anzi si trovasse a essere una loggia aperta in cima alla torre, chiusa da una serie di tendaggi fra i quali spira la brezza estiva.

Sul soffitto è praticata un’apertura a foro dalla quale penetra la luce e dalla quale guardano giù una serie di putti in bilico che da un momento all’altro rischiano di cadere (Ph. Daverio, “Il gioco della pittura”, Rizzoli, Milano 2015).

Mantegna realizzò il capolavoro della “camera picta” mantovana tra il 1465 e il 1474, assecondando la commissione ricevuta da Ludovico III Gonzaga, il quale molto probabilmente desiderava in tal modo celebrare la nomina cardinalizia del figlio Francesco. Così le scene centrali del ciclo pittorico sono quelle della “Corte”, in cui è raffigurato Ludovico che riceve la notizia del cardinalato del figlio, e quella dell’“Incontro” fra i due.

Ha scritto Vittorio Sgarbi: Pittore di corte e, pertanto, spesso celebratore di una gloria basata sul nulla, Mantegna interpreta tuttavia qualcosa che supera la capacità stessa di comprensione dei suoi committenti.

Nello spettacolo del potere rappresentato sulle pareti della stanza, cui assistono dalla balconata “celeste” i cortigiani di minor rilievo, oltre allo sfarzo c’è il proposito di penetrare la verità dell’animo degli uomini, nonché, in quei volti di grande realismo, la contraddizione fra bellezza esteriore del potere e dimensione umana di chi lo esercita; per la prima volta nella storia della pittura, la capacità di introspezione si mostra con tanta evidenza realistica (V. Sgarbi, “Nel nome del figlio”, Bompiani, Milano 2012).

Entriamo nella meravigliosa stanza dei Gonzaga.

Photos via:
www.backtoclassics.com/artist/andreamantegna/

December 28, 2015

La “Camera degli Sposi” di Mantegna: “trompe-l’oeil”, realismo e introspezione

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