Jacovitti e l’ultimo Pinocchio

Ricordando il suo rapporto di lavoro creativo con “Pinocchio” – il romanzo capolavoro di Collodi, al secolo Carlo Lorenzini –, il fumettista Benito Jacovitti (1923-1997) scrisse una piccola filastrocca che iniziava così: «Col passare di due decenni / del “Pinocchio” mi sovvenni / e per chi mi disse che / non c’è un due senza un bel tre / l’illustrai con gran riguardo / come ultimo traguardo».

Jacovitti disegnò le tavole del suo terzo e ultimo “Pinocchio” nel 1964. Gli altri due lavori risalivano agli anni Quaranta: il primo esperimento fu realizzato tra il ’42 e il ’43 per la Scuola Editrice di Brescia. Il secondo, in versione a fumetto (con i testi inseriti nella vignetta in forma letteraria), apparve sulle pagine del periodico per ragazzi “Il Vittorioso” fra il ’46 e il ’47.

Le immagini che pubblichiamo sono tratte dall’ultimo “Pinocchio” jacovittiano, appunto, pubblicato dalle edizioni A.V.E.

Le avventure del burattino più famoso del mondo sono rilette con il sorriso sarcastico tipico dall’artista molisano: nelle sue vignette graficamente innovative, roboanti e dense, gli austeri e a volte cupi personaggi del romanzo collodiano sono vittime di uno straordinario “tradimento” creativo mai realizzato prima d’allora.

Fu ancora Jacovitti ad alludere, coi suoi ironici versi, a questo stravolgimento: «Per finire con la “storia” / al “Pinocchio” han dato gloria / Russi, Turchi e Americani / che ci misero le mani. / Fu il pupazzo di Collodi / cucinato in tutti i modi / fino la punto che, ohibò, / poco o nulla ne restò».

In queste vignette ci si smarrisce, felicemente.

Buon divertimento.

Photos via:
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January 11, 2014