Italia e Cina: al Regio di Torino si opera insieme. Intervista con Walter Vergnano

Torino, Teatro Regio

di Rino Alessi

La Fondazione del Teatro Regio di Torino, il National Centre for the Performing Arts (Ncpa) e l’Opera di Pechino hanno stretto un accordo di scambi e coproduzioni. Esso prevede la prima coproduzione italo-cinese di un’opera, “Samson et Dalila” di Saint-Saëns, con la regia di Hugo de Ana. Nel settembre 2015 sarà inoltre possibile assistere, a Torino, alla prima europea dell’opera di Guo Wenjing “Rickshaw Boy” appena presentata, con straordinario successo, a Pechino e di cui è prevista per l’anno prossimo una tournée.

Il protocollo d’intesa fra Regio e Ncpa è stato siglato nel giugno scorso dal presidente della massima istituzione musicale cinese Chen Ping e dal Sovrintendente Walter Vergnano, che è anche Presidente dell’Anfols, l’associazione che riunisce le Fondazioni lirico-sinfoniche italiane, incaricato del discorso d’apertura al “2014 Ncpa World Opera Forum”, convegno dedicato alle influenze di culture diverse nella produzione operistica e alle diverse esigenze, in materia d’opera, del pubblico occidentale e di quello orientale.

L’accordo prevede scambi di conoscenze, workshop, corsi di formazione, stage e, soprattutto, la prima coproduzione italo-cinese di un’opera. 
Da parte del Regio di Torino la soddisfazione è evidente: «Ci gratifica particolarmente, spiega il sovrintendente, «di essere stati scelti come partner dalla più grande struttura al mondo, per risorse, per quanto riguarda l’opera lirica. La Cina è, in questo momento, una delle nazioni con la più alta attenzione nei confronti della musica e dell’opera lirica in particolare, come testimoniano i numerosi teatri supertecnologici che stanno nascendo in tutto il Paese. Stanno investendo come nessun altro al mondo su un bene italiano, l’opera. Noi occidentali li dovremmo prendere come esempio».

Torino e la cultura. «Noi veniamo condividendo il progetto di rilancio della città con il sindaco di Torino. La città ha identificato la cultura come obiettivo strategico per arrestare quel processo d’involuzione che si era creato dopo la crisi industriale e la scomparsa della Fiat. Torino era diventata una città triste e abbandonata. Da dieci anni è una città diversa, più bella, più vivibile. È diventata una meta di turismo culturale. Del resto, con investimenti relativamente bassi la cultura può modificare il volto di una città».

Un progetto innovativo. «Nel luglio scorso abbiamo partecipato con l’Orchestra sinfonica della Rai e con la Filarmonica di Torino a un Festival Mozart che ha visto più di 25mila persone affollare Piazza San Carlo in occasione delle recite di “Don Giovanni”. Più di 10mila spettatori sono rimasti sotto la pioggia ad ascoltare “Il Flauto magico”. È vero che Mozart è pop, ma sono numeri impressionanti. Noi, Teatro Regio, ci consideriamo privilegiati a essere il pezzo di un sistema. Lavorando assieme, le istituzioni culturali torinesi fanno crescere tutti e la ricaduta è forte. I cittadini stessi hanno rispetto delle istituzioni e la vulgata secondo cui la cultura tolga risorse al sistema senza restituirgli niente, è stata smentita dai fatti».

La stagione 2014-2015. «Il 28 ottobre il Teatro Regio di Torino, città che dal 1740 è dotata di un palcoscenico per l’opera lirica, inaugura con “Otello” di Giuseppe Verdi la stagione che ha più titoli dall’anno della sua riapertura, il 1973. Molti ci hanno criticato per averlo fatto precedere da un’esecuzione della “Messa di Requiem”. “Che fate, aprite con un ‘Requiem?’”, è stato il commento di molti. Rispondo che la musica è grande e ci sembrava giusto fare ascoltare ai torinesi un Verdi che abbiamo portato con successo a San Pietroburgo, a Tokyo, a Vienna, a Dresda. Non è un “Requiem” per le Fondazioni in difficoltà, ma un festoso omaggio al genio di Verdi».

Con particolare orgoglio il sovrintendente cita il secondo titolo in cartellone nella stagione 2014-2015, il “Giulio Cesare” di Haendel che sarà presentato nell’allestimento di Pelly visto a Parigi. «Il repertorio barocco si fa poco in Italia ma è quello in cui la contemporaneità, sotto il profilo visuale, si esprime al meglio». “Giulio Cesare” sarà anche la prima opera che avrà una risorsa aggiuntiva offerta al Teatro Regio da Prada e dal Fai: un nuovo sipario che si stava costruendo e che sostituirà quindi quello ora in uso.

Torino e l’Expo. «Vogliamo sviluppare una via italiana al teatro di repertorio e nel luglio 2015, in concomitanza con l’Expo di Milano, saremo un’alternativa valida a chi non potrà assistere agli spettacoli della Scala con quattro titoli in alternanza: “La Bohème”, “Il Barbiere di Siviglia”, “La Traviata” e “Norma”. Allestimenti rodati, recite ravvicinate: è una proposta che facciamo a un pubblico internazionale con quattro capolavori del grande repertorio italiano».

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October 14, 2014

Italia e Cina: al Regio di Torino si opera insieme. Intervista con Walter Vergnano

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