Villa Malaparte, razionalismo e natura

Villa Malaparte, a Capri, è un gioiello architettonico di impianto razionalista ideato negli anni Trenta del secolo scorso e inaugurato nel 1943. La paternità del progetto è tema di discussione fra i critici, divisi tra chi la attribuisce allo stesso scrittore toscano e chi la ascrive al genio creativo di Adalberto Libera.

Nel 1963, nell’edificio caprese fu girato “Il disprezzo”, film di Jean-Luc Godard tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia, che così ebbe a descrivere gli ambienti della Villa:

Con vista sui faraglioni, la grotta bianca e l’arco naturale, raggiungibile solo a piedi o via mare e molto lontana dall’abitato. […] Dal centro di Capri si arriva alla proprietà di Malaparte, una foresta di pini; per arrivare alla villa ci vogliono altri dieci minuti di una stradina costruita appositamente; una ripida scalinata porta a una spiaggia privatissima, molto in basso rispetto alla casa, mentre una scalinata che occupa tutto un lato della villa porta al tetto-terrazza; il piano terreno è occupato dalle stanze per gli ospiti (quattro) e l’appartamento della servitù. Al piano superiore, dopo il salone, si arriva alla camera da letto di Malaparte e a quella che dannunzianamente volle chiamare, con tanto di targhetta, “stanza della favorita (citazione tratta da R. De Ceccatty, “Alberto Moravia”, Bompiani, Milano 2010).

Sulla questione dell’attribuzione del progetto, ecco come si è pronunciato recentemente il figlio di Adalberto Libera, Alessandro, in un’intervista rilasciata a “Italian Ways”:

«Una cosa è certa, i capresi detestavano Malaparte per quello che aveva scritto sull’isola e i suoi abitanti – ebbe a definirli dei depravati, eccetera eccetera – e infatti quando volle costruire la sua villa non gli permisero di far transitare sull’isola i materiali da costruzione. I materiali dovettero essere trasportati tutti per mare, con le barche.

Comunque, mio padre e Malaparte si ritrovavano spesso in una trattoria al centro di Roma, una di quelle trattorie con i tavoli apparecchiati con tovaglie di carta, come usava una volta, a ragionare sul progetto della villa di Capri. Parlavano a lungo e poi facevano degli schizzi sulla tovaglia di carta. Mia madre avrebbe poi conservato per un certo periodo tre di quelle tovaglie disegnate. Purtroppo, dopo la guerra, tra un trasloco e l’altro, sono andate perdute.

Evidentemente, quindi, c’è stato un incontro molto significativo tra due pensieri forti, un incontro importante. Ma vi invito a immaginare una possibile scena: Curzio Malaparte dice ad Adalberto Libera che gli piacerebbe avere nella sua villa una “scalinata verso l’infinito”. Bene, un conto è dirlo, un conto è poi disegnare e progettare quella scalinata triangolare che davvero si spalanca verso l’infinito… A ognuno il suo, direi».

A noi, lo spettacolo di Villa Malaparte.

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Villa Malaparte, razionalismo e natura

Isola di Capri (Napoli)
Via del Pizzolungo, 19

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