Torino, capitale italiana del cioccolato

Torino fu dichiarata capitale italiana del cioccolato subito dopo la firma del trattato di pace di Cateau-Cambrésis, nel 1559: il duca Emanuele Filiberto di Savoia, il cui incarico di governatore dei Paesi Bassi asburgici era cessato in quello stesso anno, tornò nella città sabauda portando con sé dalla Spagna alcuni semi di cacao, una delle novità americane introdotte in Europa dal conquistatore del Messico Hernán Cortés.

Quel dono d’oltreoceano giunto in Casa Savoia diventò famoso in breve tempo – soprattutto con l’arrivo a corte di Caterina Michela d’Asburgo, sposa di Carlo Emanuele I, una fan dell’esotico alimento che mandava in visibilio i nobili spagnoli – e uscendo dalle aurate volte dei palazzi nobiliari acquisì popolarità anche nel resto della città.

Furono inaugurati locali in cui si serviva la cioccolata calda in tazza, e qualche secolo dopo, a inizio Ottocento, dalla fantasia dei cuochi torinesi nacque la gianduia, gustosissima mescidanza fra cacao e nocciole.

Ecco alcuni manifesti otto-novecenteschi di aziende torinesi produttrici di cioccolato.

Cioccolato Beata e Perrone

Beata e Perrone, 1890-1899

Cioccolato Beata Perrone, Italian Ways

Cioccolato Beata e Perrone, 1900-1910

Cioccolato Ponsetti, Italian Ways

Giovanni Manca (1889-1984), 1920-1946

Cioccolato Moriondo e Gariglio, Italian Ways

Cioccolato Moriondo e Gariglio, 1890-1909

Cioccolato Rari, Italian Ways

Rari Fabbrica Cioccolato, 1920-1925

Cioccolato Caffarel Prochet, Italian Ways

Leonetto Cappiello (1875-1942), 1922

Cioccolata Unica Talmone Bonatti, Italian Ways

Galassi, 1918-1925

Cioccolato Talmone, Italian Ways

Severo Pozzati detto Sepo (1895-1983), 1950

Cioccolato Talmone, Italian Ways

Severo Pozzati detto Sepo (1895-1983), 1952

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