Storia e Natura di Palazzo Donn’Anna

Per raccontare Palazzo Donn’Anna, a Napoli, ci serviamo volentieri delle parole dello scrittore partenopeo Raffaele La Capria, che in questo imponente fabbricato incompiuto affacciato sul mare è nato e vissuto, ambientandovi anche il suo secondo romanzo, “Ferito a morte”, del 1961.

Sorge sul mare all’inizio di Posillipo, dopo la curva di Mergellina, un antico edilizio che, visto da lontano, sembra una rupe di tufo emergente dall’acqua, piena di buchi e caverne. Man mano che ci si avvicina appare in tutta la sua bellezza la imponente architettura di una dimora seicentesca, “ora in gran parte ruinosa, quasi che inabitabile e cadente”. È il palazzo che nel 1642 don Ramiro Guzmán, duca di Medina de Las Torres e viceré di Napoli, fece costruire per la moglie Anna Carafa, napoletana, e che da lei prese il nome di Palazzo Donn’Anna.

Con quelle sue mura corrose di tufo giallastro, crivellato di nicchie vuote e finestre cieche, gli archi aperti sul golfo, le grotte invase dall’acqua, e tutto il chiaroscuro della facciata scavata da vento e salmastro, assume a volte l’aspetto di uno scoglio o di una rupe appena emersa dalle profondità marine, piena di anfratti e incrostazioni calcaree, licheni e molluschi litofagi. E così appare, a prima vista, come qualcosa di non ben definito e non-finito, che appartiene ora alla Storia, quando vien fuori il corrusco austero barocco dell’architettura, ora alla Natura, quando quasi si confonde con la linea della costa e diventa un elemento del paesaggio. Questa ambiguità, questo essere a mezzo tra la Natura e la Storia, è anche il segreto contrasto dell’anima napoletana.

È raro trovare un’armonia più dolce e naturale tra un sito e un edificio. La posizione del palazzo sembra aggiungere alla sua prospettiva architettonica altre prospettive più fantastiche e forse non previste. La pietra di tufo con cui è costruito, che si tinge di infinite variazioni col variare della luce, e la vicinanza azzurrina del mare in cui si riflette, lo inseriscono così bene, nonostante la mole imponente, nell’arco della costa, da farlo a volte, se lo si guarda da lontano, quasi scomparire, mimetizzato tra gli elementi del paesaggio. (R. La Capria, “Napoli”, Mondadori, Milano 2009).

©Angelo Casteltrione, ©Max-AgoInUnPagliaio, ©corona per tutti

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Storia e Natura di Palazzo Donn’Anna

Napoli
Largo Donn'Anna

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