Nanda Vigo: artista della luce

Di Barbara Palladino

E’ scomparsa a Milano Nanda Vigo, architetto, designer e artista. Indiscussa protagonista della scena creativa degli anni ’60-’70, ha saputo muoversi liberamente tra discipline diverse, facendo del rapporto tra luce e spazio il leitmotif della propria ricerca. Dal conflitto generato da essi, infatti, nasceva un’armonia che l’artista sapeva esaltare e incorniciare con le proprie opere.

Dopo una formazione all’estero, con una laurea in architettura al Politecnico di Losanna, in Svizzera, è Milano ad accoglierla e consacrarla. Nel 1959 inizia a frequentare lo studio di Lucio Fontana, che la avvicina al movimento “Zero”, per il quale realizzerà la “Zero House” una casa con i muri di vetro satinato al cui interno luci al neon colorate alteravano la percezione dello spazio. Si avvicina poi ad alcuni artisti della galleria Azimut: Enrico Castellani e Piero Manzoni, che sarà anche il suo compagno di vita, ma anche Giò Ponti ed Alessandro Mendini.
Le opere più note di Nanda Vigo sono senza dubbio le installazioni che cercavano di “trattenere la luce”, trasformandola in materia. Celebre il suo “Manifesto Cronotopico” del 1964, nel quale raccontava la teoria della modificazione dello spazio cambiandone l’illuminazione e il coinvolgimento sensoriale “di chi fruisce di spazi e oggetti”.

Come designer, la Vigo ha dato vita a creazioni diventate iconiche nel tempo, come la lampada “Golden Gate” per Arredoluce, il tavolo “Essential” per Driade o il divano “Top” per Fai International. Celebri anche i suoi progetti in architettura, come le case monocromatiche, che portarono l’artista, nell’ambito del lavoro con il Gruppo Zero, a una riflessione sul tema dell’abitare contemporaneo.

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1968_Nanda Vigo, "Diaframma", tubolare Ponteur con vetri stampati e neon, cm 100 x 100 x 20, foto Emilio Tremolada

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2017_Nanda Vigo, "Global Chronotopic Experience", Spazio San Celso, MIlano, foto Marco Poma

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2018_"Arch/arcology", dedicato a Paolo Soleri, realizzato in collaborazione con Alcantara, Museo MAXXI, Roma

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1964_Cronotopia, foto Nini e Ugo Mulas

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1969_Nanda Vigo, Cronotopo, telaio in alluminio, vetri stampati e neon, cm 80x80_foto Emilio Tremolada

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1993_Nanda Vigo, "Light progressions", Omaggio a Gio Ponti, cm 109x139

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1966_Magazzini Fly, Milano

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1968_Ambiente Cronotopico, Eurodomus, Torino, foto di Ugo Mulas

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2007_Nanda Vigo, "Genesis Light", installation view, Palazzo Crivelli, Galleria Calvi-Volpi, foto Gabriele Tocchio

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2006_ritratto, ph Afanador

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