Lina Cavalieri e il bacio più bello del mondo

di Paolo Mattei

Il 5 dicembre 1906 Lina Cavalieri baciò con passione il tenore Enrico Caruso di fronte a una platea sbalordita, che non s’aspettava uno slancio di tale intensità da parte della cantante lirica.

Da allora, “la donna più bella del mondo”, come tutti già la chiamavano, diventò anche “the kissing primadonna”, proprio in virtù di quel “coup de théâtre” con cui, sul palco del Metropolitan Opera House di New York, aveva reso scabrosamente indimenticabile la messa in scena della “Fedora” di Umberto Giordano. Quel bacio le portò fortuna, perché consolidò la sua già avviata carriera.

Nata a Viterbo nel 1874, Lina Cavalieri aveva trascorso un’infanzia povera, in cui l’unica ricchezza che poteva ostentare era quella della propria voce, con la quale si accompagnava mentre svolgeva vari e precari lavoretti – fioraia, sarta, piegatrice di giornali – per le strade di Roma.

Ma fu ascoltata, e qualcuno le diede lezioni di canto. La ragazza, bella e intelligente, sfruttò sapientemente quell’aiuto. E sebbene non avesse un’estensione vocale straordinaria, dopo qualche anno si trovò a primeggiare, grazie soprattutto alla sua presenza scenica, nei teatri lirici più importanti del mondo – dal San Carlo di Napoli all’Imperiale di Varsavia, dal Massimo di Palermo al San Carlo di Lisbona, dal Covent Garden di Londra al Carlo Felice di Genova, dal Sarah Bernhardt di Parigi fino al Metropolitan di New York, che ospitò lo scandaloso bacio con Caruso.

Duettò, oltre che con il famoso tenore napoletano, con Mattia Battistini e Fjodor Šaljapin, esibendosi in numerose opere, dalla “Traviata” di Verdi alla “Manon Lescaut” e alla “Bohème” di Puccini, nell’“Hérodiade” di Massenet ai “Pagliacci” di Leoncavallo, rivaleggiando con stelle luminose come Geraldine Farrar o la Bella Otero.

Ebbe innumerevoli amanti, cinque mariti e un figlio nato dalla relazione extraconiugale con un maestro di canto.

Abbandonò il mondo della lirica nel 1921, stabilendosi a Parigi, dove aprì un salone di bellezza, e morì sotto un bombardamento aereo nel 1944 nella sua villa di Firenze.

Il fascino di Lina Cavalieri irretì artisti del calibro di Piero Fornasetti – il famoso volto femminile che il pittore milanese utilizzò in molte serigrafie era quello stilizzato della soprano romana – e di Giovanni Boldini, che la immortalò in un famoso ritratto. Anche Mussolini non fu indifferente alla bellezza della Cavalieri, e quando seppe della sua scomparsa, forse presentendo la fine imminente anche dei propri giorni, così scrisse a Claretta Petacci, probabilmente adombrando un auspicio per sé stesso: È stata prediletta dal destino, perché è morta senza accorgersene e senza soffrire.

Eccola, nella sua eterea bellezza.

Lina Cavalieri

Cartolina, 1900

Lina Cavalieri

Cartolina dedicata al cinedramma "Sposa nella morte", di cui la Cavalieri fu protagonista nel 1915

Lina Cavalieri

Con il tenore Lucien Muratore, uno dei suoi cinque mariti

Lina Cavalieri

Con il tenore Enrico Caruso

Lina Cavalieri

In un ritratto di Giovanni Boldini

Lina Cavalieri

Serigrafia di Piero Fornasetti

Lina Cavalieri

Serigrafia di Piero Fornasetti

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