Il Teatro dei Filodrammatici di Milano, storia di un’eccellenza italiana

di Rino Alessi

Il Teatro dei Filodrammatici è uno dei simboli dell’eccellenza italiana nella recitazione drammatica ed è una delle più antiche istituzioni culturali di Milano. Situato nel cuore del capoluogo lombardo, a pochi passi dalla Scala, fu realizzato fra il 1798 e il 1800 su progetto dell’architetto neoclassico Luigi Canonica. La struttura attuale, novecentesca, rispecchia le radicali ristrutturazioni intervenute nel secolo successivo.

Nel 1796, all’ingresso di Napoleone a Milano, furono sgomberati diversi edifici di proprietà di istituzioni religiose, tra cui il Collegio de’ Nobili dove fu attiva la Società del Teatro Patriottico. Il ritorno del Collegio alla proprietà dei Barnabiti fu il motivo del trasferimento della Società nella sede attuale. La sala, poi ampliata, disponeva in origine di mille posti ed era divisa in quattro ordini di logge. Non furono previsti palchi per corrispondere alle nuove concezioni del teatro ispirate dalla Rivoluzione francese.

La denominazione di Teatro dei Filodrammatici risale invece al 1805 e deriva da quella dell’omonima Accademia che ne è proprietaria. Fra coloro che si avvicendarono alla sua presidenza o che ne furono soci vanno ricordate figure centrali della letteratura italiana come Vincenzo Monti e Carlo Porta, Ugo Foscolo e Cesare Beccaria, per non dire dell’autore di “Come le foglie”, quel Giuseppe Giacosa stretto collaboratore di Puccini.

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Giuseppe Verdi, le cui opere all’epoca trionfavano alla Scala, ne fu per un certo tempo direttore e maestro al cembalo. In tempi più vicini a noi insegnò all’Accademia dei Filodrammatici e ne fu responsabile Ernesto Calindri.

Dopo il 1814, con il rientro degli austriaci a Milano, agli spettacoli di prosa si avvicendarono rappresentazioni di teatro musicale. Erano gli anni in cui i più grandi compositori furono attratti verso le scene milanesi che, oltre alla Scala e alla Canobbiana – l’odierno Teatro Lirico – avevano nel Carcano e nei Filodrammatici luoghi adatti a opere di minori esigenze.

La struttura originale fu sostituita nel 1904 con un edificio Liberty, dagli architetti Laveni e Avati. Di questo è conservata la facciata con decorazioni e intrecci floreali in stucco e ferro, mentre l’interno, dopo la distruzione parziale in seguito ai bombardamenti della seconda guerra mondiale, fu completamente rifatto negli anni Sessanta del Novecento dall’architetto Luigi Caccia Dominioni.

Qualche anno dopo, sul finire dei Sessanta, la gestione del Teatro fu affidata a quattro attori che provenivano dalle file dell’Accademia: Lorenzo Grechi, Riccardo Pradella, Paride Calonghi e Miriam Crotti, che si costituirono in cooperativa. Il comodato gratuito che li legava all’Accademia proprietaria dell’immobile fissava l’utilizzo della sala per poche date l’anno, in occasione dei saggi. La cooperativa, dal canto suo, garantiva ai diplomati più meritevoli uno sbocco professionale.

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«Io», racconta l’attore e doppiatore Gianni Quillico, voce storica dell’“Uomo Ragno” nei cartoni animati in onda negli anni Ottanta, «entrai in cooperativa nel 1973. Subito mi fu offerto il ruolo di protagonista di “Ma non è una cosa seria” di Pirandello».

«Tutti noi soci, una ventina di persone tra attori e tecnici, avevamo la stessa paga. La stagione, che si svolgeva da metà ottobre a fine maggio, produceva tre titoli l’anno, ognuno restava in cartellone un mese e mezzo e poi affrontava una tournée nel decentramento lombardo e in Veneto. Lo statuto del Teatro prevedeva la rivalutazione del grande repertorio italiano: Pirandello e Goldoni soprattutto, ma anche testi meno noti come “L’Ajo nell’imbarazzo” di Giraud, che fu messo in scena da Roberto Guicciardini, o “La bella addormentata” di Rosso di San Secondo, per la regia di Giancarlo Sbragia. Di Ugo Betti rappresentammo “Corruzione a palazzo di giustizia”, Massimo Castri affrontò il Pirandello meno noto de “La ragione degli altri”».

«Attenzione particolare era riservata alla contemporaneità italiana, e così Enrico D’Amato mise in scena “Tre quarti di luna” di Squarzina, Silvano Piccardi due testi di Gigi Lunari, “Il senatore Fox” e “Tre sull’altalena”. Un evento particolare fu la realizzazione quasi integrale de “Il giorno” del Parini rappresentato tra mattino, meriggio e sera nel foyer dei palchi della Scala.

Nel 2000, quando alla direzione artistica fu chiamato Emilio Russo, per poche recite fu ripresentato il “Filippo” di Vittorio Alfieri con cui era stata inaugurata l’attività della Società del Teatro Patriottico, protagonista Umberto Ceriani».

Oggi le cooperative teatrali non esistono più e la sala è tornata in gestione all’Accademia, come ai tempi della sua fondazione, e divide la propria attività tra una stagione teatrale denominata “Tradizione e Tradimenti” e una serie di concerti della domenica.

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Il Teatro dei Filodrammatici di Milano, storia di un’eccellenza italiana

Milano
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