I musei degli oggetti quotidiani: bellissime poesie fatte di cose

In Italia ci sono musei che collezionano poesie. Poesia non fatte di parole, ma di oggetti quotidiani. Sono luoghi gremiti delle medesime cose che popolano i versi di tante grandi composizioni liriche.

Sono le cose che danno il titolo a un bellissimo testo dell’argentino Jorge Luis Borges: Le monete, il bastone, il portachiavi, / la pronta serratura, i tardi appunti / che non potranno leggere i miei scarsi / giorni […] Quante cose, / atlanti, lime, soglie, coppe, chiodi, / ci servono come taciti schiavi, / senza sguardo, stranamente segrete! / Dureranno più in là del nostro oblio; / non sapranno mai che ce ne siamo andati.

Sono le “buone cose di pessimo gusto” elencate dal torinese Guido Gozzano: … le scatole senza confetti, / i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro, / un qualche raro balocco, gli scrigni fatti di valve, / gli oggetti col mònito salve, ricordo, le noci di cocco….

Sono le cose vecchie predilette dal tedesco Bertolt Brecht, che ne compila un registro lirico: Fra tutti gli oggetti i più cari / sono per me quelli usati. / Storti agli orli e ammaccati, i recipienti di rame, / i coltelli e forchette che hanno di legno i manici, / lucidi per tante mani: simili forme / mi paiono tutte le più nobili. […] / Sono oggetti felici. / Penetrati nell’uso di molti, / spesso mutati, migliorano forma, si fanno / preziosi perché tante volte apprezzati….

Allora, visitiamo qualcuno di questi luoghi struggenti e speciali sparsi per l’Italia. Ne abbiamo scelti sei.

Incominciamo col Museo dell’Occhiale, a Pieve di Cadore, in Veneto, regno di lenti, pince-nez, fassamani, binocoli, cannocchiali (ma anche di astucci, bastoni, tabacchiere, ventagli e altri oggetti).

Il Museo, nato negli anni Ottanta del Novecento dall’intuizione dello studioso Enrico De Lotto (scomparso purtroppo molto tempo prima di veder realizzato il suo sogno), raccoglie varie collezioni che rappresentano in modo eccellente un arco temporale di quattro secoli di storia degli occhiali, dal Cinquecento alla metà del XX secolo.

Tra le migliaia di occhiali esposti, mancano solo quelli immaginati dall’ottico Dippold dell’“Antologia di Spoon River”, costruiti con la luce «che trasforma tutto il mondo in un giocattolo».

Museo dell’Occhiale
Pieve di Cadore (Bl)
Via Arsenale, 15
Tel.: +39 0435 32953
Fax: +39 0435 500213
museodellocchiale@alice.it
www.museodellocchiale.it

Museo dell’Occhiale, a Pieve di Cadore, in Veneto
Museo dell’Occhiale, a Pieve di Cadore, in Veneto

Museo dell’Occhiale, a Pieve di Cadore, in Veneto
Museo dell’Occhiale, a Pieve di Cadore, in Veneto

Anche nel bel Museo dell’Ombrello e del Parasole di Gignese (in Piemonte, provincia di Verbania-Cusio-Ossola) si registra un’assenza illustre e immaginaria, eppure in qualche modo potentemente evocata: quella del parapioggia di Miss Hennessy, tutto intagliato nel legno, con l’aspetto di un ombrello vero perfino nel particolare del bottoncino e del laccetto di gomma che lo tiene chiuso. Un ombrello perfetto, salvo quando piove, conclude ironicamente la poetessa americana Gertrude Stein nel suo libro “Autobiografia di tutti”.

Di fronte ai magnifici pezzi collezionati in questo Museo fondato nel 1939 – e trasferitosi nel 1976 nella sede attuale – si capisce subito come l’ombrello non sia solo un oggetto per ripararsi dal sole o dalla pioggia, ma anche un importante simbolo di potere, la cui storia affonda le radici addirittura fino al XII secolo a.C. tra Cina, India ed Egitto.

Museo dell’Ombrello e del Parasole
Gignese (VCO)
Via Golf Panorama, 3
Tel.: +39 0323 89622 / +39 0323 208064
museo@gignese.it
www.gignese.it/museo

Museo dell’Ombrello e del Parasole, a Gignese, in Piemonte
Museo dell’Ombrello e del Parasole, a Gignese, in Piemonte

Museo dell’Ombrello e del Parasole, a Gignese, in Piemonte
Museo dell’Ombrello e del Parasole, a Gignese, in Piemonte

Il Museo delle Pipe Paronelli – a Gavirate, in provincia di Varese – sarebbe piaciuto immensamente a Charles Baudelaire, che a uno di questi splendidi oggetti diede la parola in una sua famosa composizione dei “Fiori del male”: Sono la pipa d’uno scrittore: / con questa faccia / d’Abissina o Cafra, si vede / che il padrone è un gran fumatore! // Se lui è pieno di dolore, / fumo come la capanna / dove si cucina // per il contadino che ritorna […] // E che dittamo potente effondo / per affascinargli il cuore e guarirgli / lo spirito dalle fatiche! (trad. di Claudio Rendina).

Più di 30mila pezzi tra pipe, terrecotte, porcellane, utensili, macchinari provenienti da tutto il mondo rendono questo Museo uno scrigno di arte e bellezza molto amato anche da chi non fuma.

Museo delle Pipe Paronelli
Gavirate (Va)
Via del Chiostro, 1/A
Tel.: +39 340-7444130
info@paronellipipe.it
www.paronellipipe.it

Museo delle Pipe Paronelli, a Gavirate, in Lombardia (©Fumare La Pipa)
Museo delle Pipe Paronelli, a Gavirate, in Lombardia (©Fumare La Pipa)

Museo delle Pipe Paronelli, a Gavirate, in Lombardia (©Fumare La Pipa)
Museo delle Pipe Paronelli, a Gavirate, in Lombardia (©Fumare La Pipa)

Museo delle Pipe Paronelli, a Gavirate, in Lombardia
Museo delle Pipe Paronelli, a Gavirate, in Lombardia

Chissà cosa direbbe il Burchiello – poeta toscano del Quattrocento, al secolo Domenico di Giovanni – se potesse visitare il Museo del Rasoio Lorenzi, a Milano, nel famoso Quadrilatero della Moda. Lui esercitava il mestiere del barbiere, e insieme alla metaforica lima utile per rifinire i propri versi, aveva a che fare quotidianamente anche con veri rasoi per la cura estetica dei suoi concittadini.

Poesia e rasoio discutono in un suo sonetto caudato, il cui incipit recita così: La poesia combatte col rasoio / e spesso hanno per me di gran quistioni; / ella dicendo a lui: “Per che cagioni / mi cav’il mio Burchiel dello scrittoio?”.

Forse i due contendenti troverebbero un po’ di tregua a via Montenapoleone, in questi locali inaugurati nel 1929 da Giovanni Lorenzi, coltellinaio di origini trentine. Forse firmerebbero addirittura la pace davanti ai 3.700 rasoi in mostra in questo poeticissimo museo.

Museo del Rasoio Lorenzi
Milano
Via Montenapoleone, 9
Tel.: +39 02 76022848
www.glorenzi.com

Museo del Rasoio Lorenzi, a Milano, in Lombardia
Museo del Rasoio Lorenzi, a Milano, in Lombardia

Museo del Rasoio Lorenzi, a Milano, in Lombardia
Museo del Rasoio Lorenzi, a Milano, in Lombardia

Giorgio Gallavotti ha inaugurato il Museo del Bottone – a Santarcangelo di Romagna, in provincia di Rimini – nel 2008. Figlio del titolare di una merceria inaugurata nel 1929, Gallavotti ha avuto l’idea di mettere in mostra le migliaia di bottoni che riempivano due pareti del locale paterno.

Li ha cuciti su circa quattrocento pannelli, e ha dato loro una sistemazione razionale sulla base di criteri cronologici e geografici, ma anche in relazione ai materiali con cui sono stati fabbricati e all’importanza ed eccezionalità di alcuni pezzi (come quelli che raffigurano il figlio di Napoleone, o i “netsuke” giapponesi).

La grande poetessa russa Marina Cvetaeva scrisse dei versi intitolati “Piccola digressione intorno a un bottone”, nei quali utilizzò il piccolo oggetto come simbolo ironico per elaborare le analogie tra il povero, il criminale e l’artista: Sul bottone tutto l’ordine e l’esistenza / si reggono. Da queste parti viene il sospetto che avesse regione.

Museo del Bottone
Santarcangelo di Romagna (Rn)
Via della Costa, 11
Tel.: +39 339 3483150
info@bottoni-museo.it
www.bottoni-museo.it

Museo del Bottone, a Santarcangelo di Romagna, in Emilia-Romagna
Museo del Bottone, a Santarcangelo di Romagna, in Emilia-Romagna

Museo del Bottone, a Santarcangelo di Romagna, in Emilia-Romagna
Museo del Bottone, a Santarcangelo di Romagna, in Emilia-Romagna

Chiudiamo questa carrellata con il Museo del Giocattolo, nel prestigioso Palazzo Rospigliosi di Zagarolo, in provincia di Roma. Inaugurato nel 2005, il Museo – 1.400 metri quadrati e quattordici sale espositive – ospita circa ottocento oggetti provenienti da tutto il mondo che rappresentano visivamente come si giocava in Italia nel Novecento.

C’è di tutto: giochi all’aperto, di guerra, didattici, giostre, bambole, burattini, trenini, automobiline… Fino alla PlayStation, la celebre console realizzata alla fine del XX secolo.

Ognuno di essi racconta una storia, come “La trombettina” della poesia di Corrado Govoni: Ecco che cosa resta / di tutta la magia della fiera: / quella trombettina, / di latta azzurra e verde, / che suona una bambina / camminando, scalza, per i campi. / Ma, in quella nota sforzata, / ci son dentro i pagliacci bianchi e rossi; / c’è la banda d’oro rumoroso, / la giostra coi cavalli, l’organo, i lumini….

Museo del Giocattolo
Piazza Indipendenza, 6
Zagarolo (Rm)
Tel.: +39 06 95769405
Fax:+39 06 9524572
museodelgiocattolo@comunedizagarolo.it
www.museogiocattolo.it

Museo del Giocattolo, a Zagarolo, nel Lazio
Museo del Giocattolo, a Zagarolo, nel Lazio

Museo del Giocattolo, a Zagarolo, nel Lazio
Museo del Giocattolo, a Zagarolo, nel Lazio

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