Frasassi Tour: Osimo e Loreto, fra sottosuolo, terra e cielo

Se passeggiando per Sirolo avevamo provato una “strana sensazione” nell’immaginare il dedalo di cunicoli ipogei serpeggianti sotto il manto stradale, un’emozione ancor maggiore in tal senso sperimentiamo a Osimo, bellissima cittadina che abbiamo la fortuna di visitare il 17 giugno, secondo giorno del “#frasassitour: alla scoperta delle Grotte di Frasassi e dintorni”: anche qui, infatti, sotto i nostri piedi si snodano misteriose gallerie, e la terra custodisce affascinanti storie millenarie, in una vera e propria città sotterranea.

Ma noi siamo all’aperto, e Osimo si propone al nostro sguardo innanzitutto nella veste di un meraviglioso borgo edificato su due colline, e oggi abbracciato dal sole.

Una cittadina luminosa, le cui bellezze sfolgorano davanti ai nostri occhi, come il Duomo romanico-gotico di San Leopardo (Concattedrale di Osimo), che tra le altre bellissime opere d’arte conserva un Crocifisso ligneo del XIII secolo molto importante per la storia dell’antico comune, nel quale ogni anno si festeggia un prodigio legato all’antico manufatto, avvenuto nel 1796: secondo la tradizione infatti, il 2 luglio di quell’anno il Crocifisso avrebbe mosso gli occhi e la bocca.

Oppure la medievale Basilica di San Giuseppe da Copertino, intitolata al santo protettore degli studenti (del quale la chiesa protegge le spoglie), invocato da intere generazioni di italiani in età scolare e universitaria in prossimità di esami e interrogazioni; o la trecentesca chiesa di San Marco, dove si può godere di una pala d’altare del Guercino (XVII secolo) e di uno stupendo affresco del Quattrocento raffigurante una “Madonna col Bambino tra san Domenico e san Pietro Martire”.

O, ancora, la Fonte Magna, un ninfeo risalente al I secolo a.C., che, insieme alle mura urbiche, rappresenta un’importantissima testimonianza della presenza romana nell’antica Auximum.

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Palazzo Comunale, Osimo

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Palazzo Comunale, Osimo

Tra le costruzioni più importanti di Osimo c’è il Palazzo Comunale, un imponente edificio dalle facciate in cotto rosso realizzato fra XV e XVII secolo. Ed è proprio qui che scopriamo le prime tracce della vita sotterranea di Osimo.

Infatti, proprio nell’ottocentesco loggiato del Palazzo – affacciato su piazza Boccolino – si sono recentemente avuti interessantissimi ritrovamenti archeologici.

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Scavi nel loggiato del Palazzo Comunale, Osimo

Ci avviciniamo agli scavi (originati da lavori per la ripavimentazione iniziati nel 2015), e nelle trincee aperte troviamo gli studiosi al lavoro con bisturi e palette. Affiorano resti di ossa umane e vestigia di mura, queste ultime appartenenti probabilmente alla chiesa seicentesca di Santa Maria del Mercato, o chiesa della Morte (dal nome della Confraternita che si occupava di accompagnare le salme dei deceduti della città), demolita nel 1866.

Gli archeologi hanno riportato alla luce proprio in questi giorni una preziosissima statua femminile raffigurante probabilmente l’imperatrice Plotina, moglie di Traiano, vissuta tra il 70 e il 120 d.C.

Ancora nel magnifico Palazzo Comunale, precisamente nell’atrio d’ingresso, visitiamo il “Lapidarium”, una raccolta di reperti d’epoca romana e medievale (per lo più steli e fregi architettonici) emersi negli anni dal sottosuolo osimano.

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“Lapidarium”, Palazzo Comunale, Osimo

E ad accoglierci ci sono innanzitutto dodici statue acefale d’età romana. Dodici sculture che hanno “perso la testa”, e che hanno dato origine all’epiteto che “perseguita” da sempre i cittadini di Osimo, detti appunto, con irridente perfidia, “i senza testa”.

L’appellativo fornì l’occasione allo storico della città don Carlo Grillantini di vergare dei versi ironicamente apologetici nei quali, lodando le bellezze di Osimo, il poeta rispedisce ai mittenti l’offensivo soprannome: «E no’ saremo / “Senza Testa”, a sentì quelli de fora? / Làsseli dì! Se qui ce rimanemo, / È segno che ce l’émo più de lora!» (E noi saremmo / “Senza Testa”, a dar retta ai forestieri? / Lasciali dire! Se rimaniamo qui / è segno che ce l’abbiamo più di loro!).

Ci avviciniamo al bellissimo Duomo romanico-gotico, al quale abbiamo fatto cenno poco fa, la cui costruzione originaria su un antico tempio pagano dedicato a Giove è tradizionalmente fatta risalire al primo vescovo di Osimo, Leopardus, nel IV secolo. Ma le strutture architettoniche più antiche oggi visibili sono dell’VIII.

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Concattedrale di Osimo

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Concattedrale di Osimo

Anche il Duomo ha una sua porzione ipogea: la cripta, del XII secolo, disseminata di altari dedicati a santi e martiri legati alla storia della città, come, tra gli altri, Sisinio, Fiorenzo, Massimo e Diocleziano, oltre, naturalmente, a Leopardo.

Risaliamo alla luce per avviarci verso il monumentale Palazzo Campana, dove è allestita la mostra “Le stanze segrete di Vittorio Sgarbi”, nella quale lo storico e critico d’arte ferrarese mette a disposizione del pubblico fino al prossimo 30 ottobre centoventi delle quattromila opere della sua eterogenea collezione privata, venuta su negli anni anche grazie alla vitalità e alla curiosità intelligente della madre dello studioso, Rina Cavallini, che acquistò in aste internazionali buona parte di tale patrimonio: dietro a ogni grande collezionista c’è sempre una grande donna…

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Mostra “Le stanze segrete di Vittorio Sgarbi”, Palazzo Campana, Osimo

Alle pareti, dipinti di Tiziano, Artemisia Gentileschi, Lorenzo Lotto, ma non solo. Sono rappresentate numerose scuole italiane di pittura e scultura dal Cinquecento all’Ottocento: da quella veneta di Rosalba Carriera e Simone Brentana a quella toscana di Pietro Balestra e Giovanni Dupré; da quella napoletana di Andrea De Leone e Jusepe De Ribera a quella emiliano-romagnola di Nicola Pisano e Guercino…

Anche in questa zona, una vita antica e misteriosa circola sotto i nostri piedi. Infatti, le grotte più “strane” della città sotterranea di Osimo si trovano proprio negli ipogei di arenaria dell’edificio (che, tra l’altro, fu sede di un illustre Collegio in cui si formarono due futuri papi: Leone XII e Pio VIII).

Sulle pareti e sulle volte del sottosuolo furono realizzati in tempi imprecisati bassorilievi raffiguranti simboli esoterici di difficile interpretazione. Naturalmente, le fantasie di molti esegeti, spesso improvvisati, si sono scatenate davanti a tale enigmatico spettacolo (i Templari e la Massoneria sono i protagonisti assoluti di molte teorie ermeneutiche). Sono cose complesse, su cui è forse inutile indugiare troppo. Anche perché per noi è arrivato il momento di avviarci a Loreto, una quindicina di chilometri a sud-ovest di Osimo.

Giungiamo nel pomeriggio nella cittadina marchigiana, celebre in tutto il mondo in quanto sede della Santa Casa, la dimora della Madonna che secondo la nota tradizione fu miracolosamente trasportata qui nel 1294.

Furono degli angeli, secondo il pio racconto, a farsi carico della prodigiosa traslazione. Infatti l’umile abitazione di Maria non era considerata al sicuro in quel di Nazareth, la cittadina nativa della Madonna da cui i crociati erano stati definitivamente espulsi, come del resto da tutta la Palestina, nel XIII secolo.

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Basilica della Santa Casa, Loreto

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Basilica della Santa Casa, Loreto

Così, dopo varie peripezie – il viaggio della Santa Casa, iniziato nel 1291, ebbe una tappa intermedia in Illiria, nell’attuale Croazia – l’antico fabbricato prese dimora a Loreto: probabilmente per merito però di altri, più terrestri, Angeli, quelli dell’omonima nobile famiglia che regnava sull’Epiro, e che si occupò del trasbordo su nave delle sante pietre portate via dalla Casa della Nostra Signora la Vergine Madre di Dio, come attesta un documento dell’epoca.

Entriamo nella Basilica della Santa Casa nel primo pomeriggio, attraversando una delle tre delle porte in bronzo di fine Cinquecento (quella di sinistra, una delle Porte Sante del Giubileo della Misericordia).

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Dettaglio della Fontana di Piazza della Madonna, Loreto

La struttura – in cui si armonizzano lo stile tardo-rinascimentale della facciata in pietra bianca d’Istria e quello tardo-gotico di fine Quattrocento che caratterizza i volumi dei fianchi in cotto della sezione absidale – è imponente, e al suo interno conserva numerosi capolavori d’arte di Pomarancio, Melozzo da Forlì, Luca Signorelli, Federico Zuccari, tra gli altri.

Ed ecco, in fondo, proprio sotto la cupola, il magnifico involucro marmoreo in cui è custodita la Santa Casa. Ci avviciniamo lentamente a questo capolavoro scultoreo dell’arte rinascimentale. Papa Giulio II nel 1509 ne commissionò il disegno a Donato Bramante, che immaginò i bassorilievi delle “Glorie della vita terrena della Madonna”, definiti dal Vasari “scultura divina”.

La realizzazione di tale scrigno di circa seicento metri quadrati di superficie che si prolungò nei successivi settant’anni si deve al lavoro di Andrea Contucci, detto il Sansovino, Ranieri Nerucci e Antonio da Sangallo il Giovane.

Ma il vero tesoro è quanto scopriamo entrando dentro il sontuoso rivestimento in marmo: un’umile costruzione, tre basse pareti di mattoni in arenaria all’interno delle quali Maria ricevette l’annuncio angelico della sua maternità divina.

Un piccolo edificio di pietre lavorate secondo l’uso diffuso in Galilea ai tempi di Gesù, sulle quali si intravvedono dei graffiti molto simili ad altri rinvenuti a Nazareth. Al posto della quarta parete c’è l’altare: in realtà qui una parete non c’è mai stata, perché nella sua collocazione originaria la casa su quel lato aveva un’apertura che dava su una grotta (la grotta che oggi sta all’interno della Basilica dell’Annunciazione di Nazareth).

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Camminamenti di ronda della Basilica della Santa Casa, Loreto

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Camminamenti di ronda della Basilica della Santa Casa, Loreto

Con l’immagine ancora chiara negli occhi della piccola casa in cui visse Maria, saliamo ottanta scalini e ci dirigiamo sulla sommità della Basilica, verso il cosiddetto “camminamento di ronda”, terminologia attinente all’architettura militare, e quindi abbastanza sorprendente se riferita a un edificio sacro. Ma questa Basilica fu pensata anche come difesa del piccolo-grande tesoro che custodisce. Del resto, molte chiese dell’epoca erano insidiate dagli attacchi via mare dei pirati barbareschi o dell’esercito ottomano.

Dall’esterno, il camminamento – progettato alla fine del Quattrocento da Baccio Pontelli – è riconoscibile dalla struttura aggettante che corona l’edificio.

Così ci troviamo meravigliati a camminare in questo corridoio su cui si aprono finestre affacciate su un ampio panorama, che va dal Gran Sasso al Monte Conero, oggi come ieri, nostro discreto e maestoso compagno di viaggio.

Suggerimenti:

Per mangiare: Agriturismo Casale San Filippo, nelle colline intorno a Osimo.

Frasassi Tour: Osimo e Loreto, fra sottosuolo, terra e cielo

Osimo, Loreto

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