Il presepe di Manarola e le luci di Mario

Manarola, presepe luminoso, Liguria, Cinque Terre - light nativity

L’8 dicembre di ogni anno, da più di cinquant’anni, a Manarola, nelle Cinque Terre (Liguria), si accende uno dei presepi più grandi del mondo. Se l’è inventato Mario Andreoli, classe 1927, che il giorno dell’Immacolata attiva l’interruttore e illumina la Collina delle Tre Croci, su cui sono disseminate 250 figure rivestite da 15mila lampadine.

Ecco la sua storia raccontata da un filosofo e un giornalista:

“Perdona il fiatone. A ottantasei anni andare su e giù per la collina è sempre più faticoso, ma non posso fermarmi: c’è un filo rotto da qualche parte e non riesco a trovare il guasto”. Siamo a Manarola, in provincia di La Spezia, nel cuore del parco delle Cinque Terre. Manca poco all’accensione delle quindicimila lampadine che illuminano il presepe di Mario Andreoli, e tra i chilometri di cavi disseminati su un’area di quattromila metri quadrati tutto dev’essere perfetto.

Da cinquantatré anni, grazie a mesi di duro, caparbio e silenzioso lavoro, questo ferroviere in pensione accende il Natale di migliaia di persone, che al tramonto volgono lo sguardo verso l’altura rimanendo senza fiato.

“Era il 1961 quando mio padre, in punto di morte, mi chiese di ripristinare una croce che sorgeva in cima al colle di famiglia”, racconta Mario. “Sistemata la croce, ho avuto l’idea di illuminarla con una batteria per auto: l’effetto era meraviglioso”.

Dalla croce illuminata a un presepe visibile al buio e dal mare il passo è breve: con tondini di ferro e materiali di recupero di ogni genere, a colpi di flessibile e saldatrice, il ferroviere inizia a creare i personaggi della Natività, lasciando libero sfogo alla fantasia. Nel 1985, quando va in pensione e può finalmente dedicarsi anima e corpo al progetto, le figure sono già diventate trenta.

Oggi “la collina delle luci” ne conta oltre duecentocinquanta, tra pastori e pescatori, pecore e delfini, gabbiani e cammelli, angeli e Re Magi: strutture pesanti una ventina di chili che ogni anno Mario, terminata la vendemmia settembrina, si carica in spalla, inerpicandosi fra i terrazzamenti della sua fetta di montagna, e dispone con occhio da scenografo per disegnare la sua opera d’arte.

Dopo il 2 febbraio, la festa della Candelora, sempre da solo, Mario smonta tutto, pezzo per pezzo, e mette il suo tesoro al riparo. “È una fatica immane, ma viene ripagata dall’indescrivibile emozione di vederlo rinascere ogni 8 dicembre” (T. Pievani-F.Taddia, “Il maschio è inutile: un saggio quasi filosofico”, Bompiani, Milano 2014).

Il Natale di Manarola dura fino a febbraio. Per arrivarci, seguite le luci.

Photos via: Elena Giglia, ©emmedici, ©Ornella D. (ornedra)

December 21, 2015

Il presepe di Manarola e le luci di Mario

Manarola (Sp)