Il Palazzo perfetto di Federico da Montefeltro

di Giuseppe Frangi

È il prototipo del palazzo perfetto: mettere piede nel palazzo ducale di Urbino – che Federico da Montefeltro si fece costruire prima da un outsider, come l’architetto dalmata Francesco Laurana, e poi, per il completamento, da un fuoriclasse del nostro Rinascimento, come Francesco di Giorgio Martini – è come mettere piede in un luogo di immensa bellezza ma assolutamente vivibile. Ci sono alcuni particolari rivelatori di questa perfezione che è molto più che perfezione estetica. Il Palazzo, costruito su uno dei due colli che dominano Urbino, in teoria avrebbe dovuto avere funzioni anche di fortezza. Nella realtà questa funzione viene interpretata in modo straordinariamente libero. La facciata verso valle, ad esempio, evoca l’idea di una roccaforte, con la struttura dei due torrioni che dovrebbe presidiare l’edificio. Ma i torrioni sono stati trasformati da Laurana nei celebri “torricelli”, agili e stretti, del tutto inefficienti dal punto di vista difensivo, ma così accoglienti per chi dal basso li vede svettare. È stato scritto che questa facciata è come un ritratto di chi risiedeva dentro quelle mura: cioè Federico. Il quale pur derivando le proprie immense fortune dalla propria capacità di guidare eserciti mettendoli al servizio del miglior offerente, quando era a casa cambiava completamente connotati.

Sull’altro lato, quello che dà verso la piazza, il Palazzo si apre con un portale che anche in questo caso non prevede nessun dispositivo difensivo. Invece di mettere postazioni per qualche soldato, il duca aveva fatto scolpire sugli stipiti dei bassorilievi con delle armi. Non c’era bisogno d’altro per proteggere il suo Palazzo.

Varcato il portale ci si trova nel cortile, luminoso, armonioso oltre ogni immaginazione, sormontato da una lunga scritta elegantissima, in magnifici caratteri capitali, che sui quattro lati racconta la felice epopea di Federico. Raccontano che negli anni d’oro questo cortile fosse frequentato ogni giorno da centinaia di persone, perché il Duca, quando non era in guerra, era imprevedibilmente un uomo aperto e alla mano.

Dal cortile si può scendere nei grandi spazi adibiti a servizio, dove c’erano le grandi cucine, ma anche i lavatoi e le stalle, e dove perfetti sistemi idraulici garantivano grande pulizia.

Dal cortile, senza salire né scendere, si poteva accedere alla stanza della leggendaria biblioteca di Federico, la stanza che a lui era più cara.

Infine dal cortile, attraverso una larga scala d’angolo, si poteva salire al primo piano, il più stupefacente del Palazzo. È qui che Federico aveva ricavato le sue stanze, puntando su spazi ritagliati a misura di benessere e non per esprimere autorità e potenza. Ed è qui che in uno snodo tra anticamera e stanza da letto aveva fatto ricavare il meraviglioso studiolo, un microcosmo rivestito di legni intarsiati, veri capolavori del Quattrocento italiano, che con le loro prospettive fornivano continui punti di fuga a quello spazio intimo e ristretto (la più piccola stanza del palazzo).

Oggi il visitatore in quell’ambiente prezioso si trova quasi disorientato dallo scambio continuo tra spazio reale e spazio virtuale. Uscendo attraverso un disimpegno molto stretto, ci si trova davanti a un’altra sorpresa: una finestra si apre sul balcone che si allunga tra i due torricini, forse il primo balcone della storia dell’architettura. Un balcone vero, da cui Federico dominava la bellezza delle valli accreditandosi, nello stesso tempo, come principe pacifico che non aveva bisogno di difese o protezioni particolari. Nei torricini, inoltre, Laurana aveva inserito delle scale a chiocciola che servivano alla servitù ma che portavano pure al bagno di Federico, nel seminterrato: lo aveva progettato Francesco di Giorgio, ed era dotato di complessi impianti per l’acqua e il riscaldamento. L’igiene a palazzo di Federico era una regola ferrea, che il duca aveva imparato dallo stile di vita del mondo classico.

Tornati nelle camere, si può fare un’altra scoperta: un’uscita dall’angolo del guardaroba immette in un camminamento sopra un muro che porta all’altra ala del palazzo. Lì c’erano le stanze della moglie di Federico, Battista Sforza, la donna che compare di fronte a lui nel fantastico dittico di Piero della Francesca, oggi agli Uffizi. Era il corridoio dell’amore, che il Duca percorreva per raggiungere quella donna adorata, che alla fine gli diede anche il sospirato erede maschio, Guidobaldo.

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December 17, 2013

Il Palazzo perfetto di Federico da Montefeltro

Urbino (PU)
Piazza Rinascimento, 13
+39 0722 2760