Il Mercato delle Vettovaglie, chiasso e bellezza

Nel Mercato delle Vettovaglie, a Livorno, c’è chiasso. Le voci – le urla – rimbombano nel salone principale, guizzano verso le otto placide cariatidi sulle pareti e raggiungono le imponenti capriate metalliche in stile floreale della tettoia; sbucano dal Salone del Pesce, il regno del caciucco alla livornese, ed esplodono come petardi fra i banchi illuminati, tracimando all’esterno dall’ingresso principale. Chi arriva da fuori percepisce a ogni passo il crescente sisma sonoro.

Ma qui non c’è assolutamente niente da temere. Del resto, scriveva Jean de La Fontaine, «sono le persone che non fanno rumore a essere pericolose».

Nel 2010, la “musica vocale” del Mercato è stata addirittura registrata e schedata da una società di ricerche in quanto “Bene demo-etno-antropologico immateriale”.

Costruito su progetto dall’ingegnere livornese Angiolo Badaloni fra il 1890 e il 1894, il Mercato delle Vettovaglie, posto lungo il Fosso Reale, è uno degli edifici più interessanti della città toscana, in cui rilevanti sono le influenze dell’architettura del ferro, in voga in Francia e Germania nel XIX secolo. Ed è considerato fra i mercati più belli d’Europa.

Si dice che Amedeo Modigliani agli inizi del Novecento avesse il proprio laboratorio in una delle stanze dei piani alti del Mercato, dove avrebbe scolpito, tra l’altro, delle teste che, alla sua partenza, sarebbero state gettate nel Fosso Reale. Il loro falso ritrovamento in quelle medesime acque nel 1984 fece molto chiasso.

Ancora chiasso. Qui, è evidente, non si può farne senza.

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January 8, 2014

Il Mercato delle Vettovaglie, chiasso e bellezza

Livorno
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