I PUPI DEI “FIGLI D’ARTE CUTICCHIO”

Quella dei Cuticchio, notissima famiglia di “pupari” palermitani, è una storia di amore e resistenza artistica.

L’amore è per l’arte del “cunto”, il “racconto” delle gesta dei Paladini di Francia. Le origini di questa tradizione risalgono al Medioevo europeo dei giullari e dei trovatori. Nella prima metà dell’Ottocento gli eroi del ciclo carolingio prendono corpo nei “pupi” – da latino “pupus”, cioè “bambino” –, le popolarissime marionette che invaderanno l’Italia meridionale per decenni di fantastiche rappresentazioni teatrali, raggiungendo l’acme del successo fra il 1840 e il 1890: è la “grandeur” dell’Opera dei Pupi.

La resistenza è alla crisi che l’Opera di Pupi vive a partire soprattutto dagli anni Cinquanta del secolo scorso, quando la televisione incomincia la sua inesorabile conquista e occupazione dell’immaginario degli spettatori, che smettono di assieparsi davanti ai palchi dei teatrini itineranti preferendogli gli schermi catodici.

Giacomo Cuticchio non demorde, e continua a percorrere con le sue creature di legno, sera dopo sera, tutta la Sicilia, fino al 1969. Sono anni durissimi. Il figlio di Giacomo, Mimmo, è il continuatore di questa storia d’amore e resistenza, che porta avanti aprendo a Palermo, nel 1973, il Teatro dei Pupi Santa Rosalia e fondando, nel 1977, l’Associazione Figli d’arte Cuticchio.

Una famiglia che merita d’essere raccontata in una “chanson de geste”.

December 14, 2013

I PUPI DEI “FIGLI D’ARTE CUTICCHIO”

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