Casa Barezzi: una dimora per il Genio

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La casa di Barezzi, sulla piazza del mercato grande, era una delle più imponenti in tutta Busseto; sopra i magazzini del pian terreno stavano gli appartamenti della famiglia, inclusa una sala spaziosa dove i membri della Società Filarmonica si riunivano per le prove, due o tre volte alla settimana. Infatti il signor Barezzi […] non era solo un bravo affarista, ma soprattutto un fanatico musicomane, cosa per la quale ci si ricorda di lui.

Così lo scrittore e drammaturgo austriaco Franz Werfel, nel libro “Verdi. L’uomo nelle sue lettere” (Castelvecchi, Roma 2007), introduce la figura della persona che per prima si accorse del genio di Giuseppe Verdi. Si chiamava Antonio Barezzi e accolse nella propria casa il Cigno di Busseto quand’era ancora ragazzino, incoraggiandone la passione per la musica e divenendo per lui una sorta di mecenate.

Spiega Werfel: Il buon signor Antonio dimostrò d’averci visto lungo. Dopo la prima visita del timido, impacciato e taciturno ragazzo di paese, decise di pagare di tasca propria per l’educazione musicale e scolastica di Giuseppe Verdi. Da quel momento Antonio Barezzi fu l’angelo custode della giovinezza di Verdi, un angelo custode corpulento, bonario, sempre curioso e piuttosto ordinario, con il cuore ardente come quello di un bambino.

Dopo qualche anno, il compositore ne sposò la figlia, Margherita.

Ora quella casa è un museo, che conserva notevoli memorabilia e opere d’arte, come, tra le altre cose, documenti autografi del Maestro, il primo manoscritto dell’ode “In morte di Giuseppe Verdi”, composta da Gabriele D’Annunzio nel 1901, oltre a manifesti e locandine delle stagioni operistiche più importanti del Teatro Giuseppe Verdi di Busseto.

E c’è anche il fortepiano Tomaschek usato dal musicista per comporre “I due Foscari” e per accompagnare dolcemente gli ultimi istanti di vita del suo mentore:

Quando il signor Antonio, ormai anziano, era sul letto di morte, Giuseppe Verdi sopraggiunse di corsa al suo capezzale da Torino, o forse da Parigi. Sedette in silenzio accanto al moribondo, che respirava con affanno. Barezzi riusciva a malapena parlare; o forse non aveva l’ardire di confessare il suo desiderio. I suoi occhi guardavano con afflizione alla porta aperta sull’altra stanza; Verdi comprese il suo benefattore. Alzatosi adagio, si mise con calma al piano e suonò gli accordi dal “Nabucco”: “Va pensiero sull’ali dorate”. La storia venne resa pubblica quando il Maestro era ancora in vita e possiamo prenderla per buona, giacché, da acerrimo nemico d’ogni menzogna o esagerazione quale egli fu, non ne diede mai smentita. Con perfetta coerenza, l’ultima parola del buon mercante di Busseto fu: “Verdi…” .

E ora, entriamo in casa.

Museo di Casa Barezzi

Busseto (Parma)
Via Roma, 119
tel. e fax + 39 0524 931117 oppure 346/0511385
info@museocasabarezzi.it
www.museocasabarezzi.it

Photos via:
https://bestbitsworldwide.com/verdi-festival-parma-italy/ www.museocasabarezzi.it/il_museo/link_2/default.aspx

January 23, 2019