Antonio Mancini: ritratti di giovani operosi

Antonio Mancini,

"Il prevetariello", 1870, olio su tela, Museo nazionale di San Martino, Napoli

Antonio Mancini (Roma, 1852-1930) è stato un pittore attratto dalla vita popolare, dallo spettacolo messo in scena quotidianamente dalla realtà davanti ai suoi occhi curiosissimi.

Si formò a Napoli, e attinse alla grande tradizione pittorica del naturalismo partenopeo del Seicento. Le strade della città gli fornivano materiale abbondante, fatto delle facce e dei corpi di un popolo che, come notava la grande scrittrice sua contemporanea Matilde Serao (1856-1927), ama i colori allegri, esso che adorna di nappe e nappine i cavalli dei carri, che si adorna di pennacchietti multicolori nei giorni di festa, che porta i fazzoletti scarlatti al collo, che mette un pomodoro sopra un sacco di farina per ottenere un effetto pittorico….

Un popolo che ama la musica e la fa, che canta così amorosamente e malinconiosamente, tanto che le sue canzoni danno uno struggimento al core e sono la più invincibile nostalgia per colui che è lontano, ha una sentimentalità espansiva, che si diffonde nell’armonia musicale.

Un popolo fatto anche di centinaia di bambini e bambine che pullulano, si arrotolano e si aggrovigliano in tutte le vie, dalle più aristocratiche a quelle più popolari.

Ascoltate un poco, suggerisce la Serao, quando una operaia napoletana nomina i suoi figli. Dice: “le creature”, e lo dice con tanta dolcezza malinconica, con tanta materna pietà, con un amore così doloroso, che vi par di conoscere tutta, acutamente, la intensità della miseria napoletana (M. Serao, “Il ventre di Napoli”, Rizzoli, Milano 2011).

Ecco alcuni ritratti delle “creature” napoletane realizzati da Mancini. Bambini “operosi” – studenti, seminaristi, giocolieri, saltimbanchi, musicisti – sorpresi in alcuni momenti delle loro attività quotidiane.

February 16, 2016