A KLAGENFURT SONO IN SCENA GLI ITALIANI

di Rino Alessi

È il Land austriaco più meridionale, la vicina Carinzia, che da sempre attrae visitatori italiani per le sue bellezze paesaggistiche e l’ospitalità molto curata. Klagenfurt, la capitale, è una città piccola ma ricca di stimoli culturali, primo fra tutti il suo Stadttheater che offre, tra prosa, musical, balletto, opera e operetta, una programmazione molto variata.

Il suo nuovo, giovane, “Intendant”, Florian Scholz, è una persona molto dinamica. Da un lato assicura al piccolo Stadttheater personalità d’eccellenza del panorama internazionale – un nome per tutti, Cesare Lievi che firma la regia di “Macbeth” in cartellone per il bicentenario verdiano della nascita – e dall’altro ha creato, in seno alla compagnia, un “ensemble” di giovani che gli consente di risparmiare sui costi e garantire il buon livello delle esecuzioni. In quest’operazione di rinnovamento gli è a fianco un giovane direttore d’orchestra inglese, Alexander Soddy, che lo scorso anno si presentò in Carinzia e, gradito dall’eccellente Kärntner Sinfonieorchester, è stato subito nominato direttore stabile del complesso. Nella stagione in corso Soddy si ripresenta con i primi due titoli in programma, “Der Rosenkavalier” di Strauss su testo di Hofmannsthal e “Macbeth”, che Verdi e il suo fidato librettista Piave trassero da Shakespeare.

Avere un “ensemble” di giovani artisti in residenza offre molti vantaggi. Uno per tutti, quando un ospite si ammala improvvisamente la sostituzione è immediata e garantita a costo zero. Nell’inaugurale “Rosenkavalier” – che lo Stadttheater ha rappresentato in una nuova, elegante produzione di Marco Storman (regia), Philipp Nicolai (scene) e Sonja Albartus (costumi) –, la compagnia affiancava ad artisti affermati (come il Kammersänger Rolf Haunstein, nome noto fra i “wagnerofili” e che era qui il nobile arricchito Faninal padre della giovane Sophie, promessa sposa del deuteragonista Ochs, barone di Lerchenau) i giovani dell’“ensemble”.

Golda Schultz, Sophie, un soprano sudafricano dalla voce pura e cristallina, ne fa parte, come pure David Steffens, ventotto anni, baritono, in locandina come interprete di due personaggi minori. Colpito da improvvisa indisposizione il titolare, ecco il giovane Steffens promosso sul campo Barone Ochs. Un compito oneroso che l’artista ha risolto in modo impeccabile come abbiamo potuto riscontrare nel corso dell’ultima, affollatissima, rappresentazione del capolavoro straussiano.

In tema d’italianità, “Der Rosenkavalier” non offre del nostro Bel Paese un ritratto lusinghiero. Sono italiani i due intriganti Valzacchi e Annina (nello spettacolo Patrick Vogel e, bravissima, Christa Ratzenböck che a un certo punto canta sospesa nell’aria) che mettono in contatto Ochs e la promessa sposa, ed è italiano (l’interprete, però è turco, Ilker Arcayürek) il Tenore che canta un’aria alla moda nel corso dell’affollata toilette della Marescialla (Betsy Horne), e che è qui una sorta di Little Tony con ciuffo spiovente e giacca dorata. Il cavaliere della rosa del titolo è, en travesti, Angela Brower.

Con Verdi, però, il nostro Paese si riabilita e l’eccellenza italiana nel repertorio operistico non può essere messa in discussione. Il suo talento drammaturgico non ha uguali. Non c’è amore in questo decimo titolo verdiano, ma sete di potere e curiosità – il mondo delle streghe ne è testimonianza – per la magia e l’esoterismo.

Per il regista Lievi, che ha da poco lasciato l’incarico di responsabile per la prosa al Teatro Nuovo Giovanni da Udine e che con questo spettacolo debutta a Klagenfurt, tre sono le cose che lo interessano in “Macbeth”. In primis, la relazione tra il mondo delle streghe precristiano legato alla “natura” cui Verdi, reduce dal successo veneziano di “Attila” era interessato, e quello della storia rappresentato dai protagonisti. Poi, il personaggio di Lady Macbeth (nello spettacolo Tatjana Melnychenko, molto intensa e concentrata nella scena del sonnambulismo) che è al tempo stesso l’ultima delle streghe e la prima donna isterica. E ancora il “valore”, ossia la parola che in bocca alla diabolica donna – io ti darò valore – la lega all’imbelle protagonista (Maksim Aniskin, baritono di voce potente più che morbida ed espressiva).

La coppia cerca disperatamente di avere una progenie, il valore di un re all’epoca di Shakespeare e poi di Verdi, ed è talmente ossessionata da quest’idea che finirà, da un lato, a uccidere i figli degli altri, e, dall’altro, a cercare, separatamente, una via di fuga nella follia.

Spettacolo avvincente. Hanno collaborato con Lievi a questo “Macbeth” carinziano Josef Frommwieser (scene) e Marina Luxardo (costumi). Ai due protagonisti provenienti dall’Est europeo la compagnia affiancava il promettente Macduff di Merunas Vitulskis. Come nel precedente “Rosenkavalier” il coro era ben preparato da Günter Wallner.

Photos via:
www.stadttheater-klagenfurt.at

December 16, 2013