Walter Molino e “La Domenica del Corriere”: cronache di lieto fine

Walter Molino e la Domenica del Corriere

2 aprile 1961. Provincia di Rovigo. Durante un "provvidenziale" litigio, un uomo spintona la moglie contro una parete che, spaccandosi, lascia cadere a terra una pioggia di monete d'oro e d'argento

Walter Molino (1915-1997), illustratore e pittore emiliano, collaborò per venticinque anni, a partire dal 1941, con “La Domenica del Corriere”.

La rivista – la cui storia gloriosa durò novant’anni, dal 1899 al 1989 – era il settimanale del quotidiano “Corriere della Sera”, ed ebbe un successo popolare straordinario, raggiungendo l’apogeo negli anni Cinquanta, quando superò il milione di copie vendute.

Per un lungo periodo, la prima e l’ultima di copertina della “Domenica del Corriere” furono illustrate con scene relative a fatti di cronaca della settimana. La piccolissima antologia che presentiamo offre uno spaccato il cui trait d’union è rappresentato dal “lieto fine” delle vicende raccontate attraverso le immagini.

Spiega lo studioso Antonio Faeti: C’era un’attesa rituale che ampliava settimanalmente la risonanza provocata dalle due tavole della “Domenica del Corriere”, e, indubbiamente, garantiva che ogni volta esse potessero conseguire lo stesso effetto. L’ambiguo territorio, composto da quelle notizie esposte in modo stentoreo, con una brevità che non ammetteva dubbi, e non consentiva esitazioni, non si discostava ancora molto dall’ambito in cui operavano i vecchi cantastorie. E si può pensare che, semplicemente tagliando un certo numero di immagini della “Domenica” e riunendole in un emblematico cartellone, si ottenesse davvero uno di quei grandi riquadri, divisi in diversi settori, di cui il cantastorie siciliano si serviva per illustrare le sue narrazioni.

Molino, continua Faeti, ripropone, in termini chiaramente aggiornati, e forse per l’ultima volta, la vecchia figura del narratore per immagini, nota al pubblico popolare dei più antichi settimanali italiani. […] La prima e l’ultima pagina della “Domenica del Corriere” contenevano due grandi tavole a colori e una breve didascalia: il Mondo, la Storia, la Vita, venivano così offerti settimanalmente al lettore italiano, secondo i capitoli di un vasto ed interminabile libro di testo, che sceglieva attentamente i contenuti da proporre e li riuniva secondo le regole di una specifica vocazione pedagogica.

Molino usa l’enfasi per rendere le vicende e per connotare i personaggi: ma si avverte che, in lui, essa nasce […] dal bisogno di difendersi da una concorrenza – quella delle immagini fotografiche a colori, sempre più usate nelle copertine delle riviste – che lo spinge a differenziarsi, a cercare un proprio spazio. In Molino c’è quindi un sistema di attente allusioni, alcune anche nascostamente ironiche, c’è una ricerca del particolare ampliato, della deformazione che non sembra tale, e si ha spesso una precisa volontà di manipolare i dati reali (A. Faeti, “Guardare le figure”, Donzelli, Roma 2011).

Ed ora, stiamo a guardare il cantastorie Molino in azione.

January 13, 2016