“Susanna e i vecchioni” nell’arte italiana del Seicento

Domenichino (ma recentemente attribuito ad Annibale Carracci),

Domenico Zampieri, Domenichino (ma recentemente attribuito ad Annibale Carracci), "Susanna e i vecchioni", 1603, olio su tavola, Galleria Doria Pamphilj, Roma

Anche nel Seicento il tema iconografico di “Susanna e i vecchioni” ebbe grande successo fra gli artisti italiani. La storia biblica della giovane donna babilonese – il cui nome ha una radice egizia che significa “loto”, simbolo di purezza – e dei due vecchi giudici che la insidiano e poi la accusano ingiustamente di aver tradito il marito, fu rappresentata da molti pittori.

Ad Artemisia Gentileschi (Roma, 1593-Napoli, 1653) per esempio, vengono attribuiti almeno tre dipinti dedicati a tale soggetto, realizzati fra il 1610 e il 1649. La pittrice, secondo alcuni critici, si accosta all’episodio veterotestamentario anche per ragioni autobiografiche, relative alla sua complicata relazione con il padre, Orazio, e con Agostino Tassi, il pittore che nel 1611 la stuprò.

Ecco una serie di immagini della Susanna seicentesca, la cui castità e fedeltà è paradossalmente celebrata attraverso raffigurazioni femminili di forte sensualità.

February 4, 2015