Prelibatezze di Trastevere

di Emilia Crippa

Roma è una città di piccole città, ogni rione cela una propria identità, un proprio volto inconfondibile. Ma è a Trastevere che si respira ancora, nonostante i turisti e la “movida”, l’anima stessa della romanità. E basterà una mattina per scoprirlo, a spasso tra negozi, magari col carrello della spesa… Sì, perché ad attenderci questa volta saranno verdure, carni, cacio.

A pochi passi da Santa Maria in Trastevere, dalle vie della vita notturna, al mattino è la piazza di San Cosimato il vero cuore del quartiere, con il suo piccolo e verace mercato, i pochi banchi al centro che chiudono presto e quelli fissi su un lato: tappa obbligata per la spesa di qualità di frutta e ortaggi secondo la stagione, che con un piccolo sovrapprezzo vi verranno incartocciati già puliti, secondo il buon costume antico che vede ancora accanto al verduraio l’immancabile garzone preposto alla bisogna. A casa, l’assaggio di fragole di Nepi, fagiolini, pomodori e zucchini restituirà la gioia di sapori capaci di stupire, testimonianza di un’agricoltura che nel Lazio è ben viva, e “chilometro zero” non è solo uno slogan.

Dalla piazza a viale Trastevere sono un paio di isolatati, ma è quasi un paese nel paese: via Natale Del Grande rappresenta passato e presente di questo microcosmo, con il vecchio Cinema America, la trattoria e i negozi dove trovate un po’ di tutto e ben due postmoderni discount.

trastevere-02

Ma nel mezzo c’è la tradizione, che qui significa territorio ed eccellenza: sulla destra, arrivando dalla piazza, Jacozzilli, è una storica norcineria, piccola, sempre affollata, d’obbligo “il numeretto”. Dietro il banco, ben quattro persone servono, chiacchierano, discutono secondo ritmi che ormai nei negozi “normali” sono un lusso. Lonzino, mozzarella di Battipaglia, prosciutto crudo al coltello, carne di maiale ad accontentare la signora attenta alla qualità, il cliente di vecchia data, l’operaio che chiede un panino imbottito molto old style. Le vetrine sono due: in quella di destra, due vecchi cartoncini scritti a mano indicano altre ghiotte presenze, il pane di Lariano e il pane di Genzano, disciplinari di panificazione di qualità e omaggio alla tradizione alimentare artigiana laziale, ma soprattutto appuntamento quotidiano irrinunciabile se, come succede arrivando a mezzogiorno, può capitare che sia già finito. E non ci stupiremo di un’altra eccellenza, la pasta “Cav. Giuseppe Cocco”: un semplice sugo di pomodoro, e misurerete la distanza siderale tra un prodotto commerciale e la “vera” pasta artigianale.

Sull’altro lato della strada, quasi sull’angolo della piazza, due vetrine monotematiche e i sacchi di juta all’ingresso attireranno la vostra attenzione. Tè di tutte le varietà oppure pistacchi: al naturale, salati, crema dolce o pesto per condire, ma pistacchi, a tutta vetrina… In tempo natalizio ci sarà la vetrina dedicata al torrone, in estate alle mandorle, con confezioni a non finire di latte del dolce frutto. Insomma, questa per noi è per definizione la drogheria e non potrà mancare una tappa per acquistare lenticchie di Ustica o fagioli sfusi di Lamon, o ceci saporiti. È la drogheria dei Fratelli Innocenzi, Giovanni e Giancarlo, e basta guardare gli occhi azzurri incorniciati da una canizie argentata per capire che qui il tempo si è fatto una vita di lavoro e passione, da più di cinquant’anni. Una storia che ha portato lontano, come testimonia la presenza solerte e discreta di una distinta signora indiana, anche lei col grembiule marrone: un matrimonio, una famiglia, e la fusione di sapori e profumi di cui la drogheria è oggi una emanazione, con le sue spezie e i prodotti d’Oriente. In questo negozio stretto e lungo, stipato all’inverosimile di granaglie, infusi, marmellate – italiane, francesi, inglesi –, mieli e delizie nazionali, come i croccantini di San Marco dei Cavoti o, di Domori, le fave di cacao e lo zenzero ricoperto di cioccolato, la pasta di Campofilone o le fiaschiette di grappa in acciaio, da giacca alla cacciatora, insomma, in questo negozio può persino capitare di trovare memorie casalinghe e familiari, come i dolci calabresi ai fichi, proprio quelli che faceva la nonna, avvolte in foglie di vite…

trastevere-03

Ci dirigiamo verso viale Trastevere voltando a destra, in via San Francesco a Ripa: qui, sulla destra, ci attende un’altra istituzione, non solo di Trastevere, ma di tutta Roma: siamo all’Antica Caciara Trasteverina, regno del pecorino, da quello romano a quello, fuoriclasse, di fossa realizzato da Vittorio Beltrami, produttore leggendario in quel di Pesaro. Siamo nel regno del Signor Roberto, il titolare, tutt’uno con la sua bottega nota nel mondo: in fila, in attesa paziente, romani, americani, inglesi, tedeschi, italiani vari e lui, il sempre gentile signor Roberto, che non ce l’ha fatta a introdurre il “numeretto”: aveva comprato il distributore, per far contenta la moglie, perché non si creassero disguidi in negozio, ma poi, racconta, non ci dormiva la notte! Perché qui, che entriate per una grande spesa o per un pezzetto di formaggio, non siete numeri: il garbo e la gentilezza vi stupiranno ancor prima della qualità, prima ancora della fresca ricotta di pecora che troneggia in vetrina, prima dei trionfali guanciali appesi e, sia detto, prima ancora del merluzzo a bagno, a dissalare, come nei vecchi negozi di un’Italia che fu. Tutto vi spingerà a tornare, a raccontare a parenti e amici, come ci dice lo stesso Roberto, che aspetta di andare in pensione per recarsi in giro per il mondo a trovare tutti i clienti che da decenni lo invitano.

Siamo cosi giunti al viale che divide in due parti Trastevere, quella più animata che ci lasciamo alle spalle, e quella, più discreta, meno nota ai turisti e più residenziale, in cui ci inoltriamo: testimonia questa riservatezza l’ultimo tratto di via San Francesco a Ripa – prima di arrivare alla piazza della chiesa omonima, dalla bella facciata rosseggiante – con la sua boutique del cioccolato, la fornitissima vineria, il suo negozio di prodotti bio, ma soprattutto la sua Macelleria Signorini, ennesimo angolo di eccellenze di una volta. Carni scelte, da allevamenti italiani selezionati, bellissime, come l’abbacchio, le fiorentine, o quell’arrosto di vitella che dall’allevatore viene nutrita con latte invenduto ritirato dai negozi. E poi coratelle, polpettone al pistacchio o alle mandorle, rigorosamente con bollito e pronto per essere cotto, la trippa alla romana anche già pronta da portare a casa. Un negozio da spesa di lusso, per cene da ricordare.

trastevere-04 trastevere-05 trastevere-06 trastevere-07 trastevere-08 trastevere-09 trastevere-10 trastevere-11 trastevere-12 trastevere-13 trastevere-14 trastevere-15 trastevere-16 trastevere-17 trastevere-18 trastevere-19 trastevere-20 trastevere-21 trastevere-22

Photos via:

May 5, 2014

Prelibatezze di Trastevere

Roma
Rione Trastevere