Piero Bernardini, l’ironia di chi ama Pinocchio

Piero Bernardini Pinocchio

A Piero Bernardini non poteva non piacere Pinocchio. Il personaggio creato da Collodi – pieno di difetti e sempre a rischio di cadere in errore – piace a chi non ama darsi arie, a chi non ha bisogno di decantare pubblicamente le proprie capacità e i propri meriti. A chi è insomma dotato di senso dell’autoironia.

Meriti e capacità non mancavano a Bernardini. Il pittore e disegnatore fiorentino (1891-1974), che iniziò a pubblicare le proprie vignette già nel 1908, incominciò a far parlare di sé subito dopo la prima guerra mondiale: la freschezza e l’acutezza delle sue illustrazioni sulle pagine del “Giornalino della Domenica” non passarono inosservate. Da allora il suo successo di disegnatore e illustratore non ebbe flessioni. Divenne un imitatissimo caposcuola. Il suo stile – inizialmente cubista, poi, dagli anni Venti, più legato alla semplicità delle linee – fu un riferimento fondamentale per molti colleghi. Allestì quasi duecento volumi di capolavori della letteratura mondiale (da “Gargantua e Pantagruele” a “Don Chisciotte”, da “Capitani coraggiosi” ad “Alice nel paese delle meraviglie”) e collaborò con i più importanti periodici (dall’“Illustrazione italiana” alle “Grandi firme”).

Il burattino di legno si parò sulla strada di Bernardini nel 1924, e i due si fecero buona compagnia a lungo: a quella prima edizione ne seguiranno altre otto.

Bernardini fu anche un eccellente pittore. Quando gli si chiedeva conto di quella passione rispondeva di avere «una certa avversione per tutti gli strumenti della pittura. Prima di tutto il cavalletto (l’ho dovuto regalare, tanto il suo aspetto mi pareva sinistro)». Poi aggiungeva di provare «ritegno per la tavolozza. Tutte le volte che l’ho presa in mano mi è parso di essere il tenore Cavaradossi della “Tosca”».

Umiltà e ironia. Ecco perché amava Pinocchio.

May 28, 2014