Motociclette italiane, che passione! Intervista con Phil Aynsley

Ducati 250 Desmo, 1972

Phil Aynsley è un fotografo australiano con una grande passione per le motociclette italiane. Le immagini di molti articoli di “Italian Ways” dedicati a importanti marchi di moto del Bel Paese arrivano dal suo ricchissimo archivio fotografico, di cui si può godere visitando il suo sito: Phil Aynsley Photography.

Abbiamo posto a Phil Aynsley alcune domande.

Iniziamo con una breve presentazione. Parlaci di te e del tuo lavoro.
Ho appena compiuto sessant’anni, e ho vissuto a Sydney per la maggior parte della mia vita. Ho lavorato in vari settori, in varie città in Australia, prima di passare dieci anni alla Canon come tecnico fotografico e poi come Service Manager. Lì ho conosciuto molti fotografi professionisti e migliorato le mie capacità, seguendo spesso gli eventi di Formula Uno e varie gare motociclistiche. Quando ho lasciato la Canon sono entrato a far parte della sezione di ricerca iconografica di una rivista importante, e ho passato un decennio a fare foto a una vastissima gamma di soggetti diversi. Ho avuto la possibilità di provare di tutto, dai set fotografici in studio ai paesaggi, dai ritratti agli interni, dalle barche alle auto e dai 4×4 alle moto, ovviamente. Nel 2001 mi sono messo in proprio; lavoro soprattutto per riviste di lifestyle, ma trovo sempre il tempo di fare qualche scatto a una moto!

Phil Aynsley sulla Ducati 250 Desmo, 1972

Phil Aynsley sulla Ducati 250 Desmo, 1972

Quando è nata la tua passione per la fotografia?
Ho scattato le prime foto, con la macchina Zeiss di mio padre, quando avevo undici anni.

E la passione per le motociclette?
Quando ero all’ultimo anno di scuola superiore, nel 1972, un mio amicò acquistò una Ducati 350 Desmo del 1969. Per me fu una svolta: seguivo il Gran Prix e il look e il passato “da corsa” della Ducati mi conquistarono.

Quando ti sei reso conto che le moto italiane ti piacevano più delle altre?
Subito! Riuscii a comprare la mia prima moto quello stesso anno: era una Ducati 250 Desmo del 1972, color argento.

Guardando il tuo sito, si nota una netta preferenza per le Ducati, che superano nel numero di servizi fotografici tutte le altre marche, anche quelle inglesi, molte delle quali assai illustri (e in effetti, c’è sempre stato un certo antagonismo, una certa rivalità in questo campo, fra Italia e Regno Unito…). Che cosa ti affascina maggiormente dei modelli creati dalla casa bolognese?
Sono stato “cooptato” dai fan della Ducati sin dall’inizio, e non ho mai sentito il desiderio di avere altre moto. I modelli Ducati erano molto più moderni delle concorrenti inglesi, e la loro guida sicura e i motori con molta coppia erano perfetti per le strade intorno a dove abitavo. Negli anni Settanta Ducati esportava più moto in Australia che in qualsiasi altro Paese: tra le case italiane era decisamente la più presente sulle nostre strade. Imparai presto ad apprezzare l’eredità tecnologica della casa, legata al suo passato nella manifattura di precisione: la macchina fotografica Sogno e altri prodotti di ottica, l’addizionatrice Duconta e i suoi oltre mille componenti, il motore a quattro tempi della Cucciolo (quando la concorrenza era quasi tutta fedele al due tempi)… Quell’esperienza portò Ducati a sviluppare il sistema di distribuzione desmodromica che oggi è quasi un suo “marchio di fabbrica”. Per non parlare della grinta delle moto Ducati! E del fatto che la scuderia ha avuto il buon senso di reclutare piloti australiani piuttosto talentuosi, come Troy Corser, Troy Bayliss e Casey Stoner.

Phil Aynsley e la Ducati 750 Desmo Super Sport

Phil Aynsley e la Ducati 750 Desmo Super Sport

Perché preferisci le moto italiane a quelle inglesi?
Beh, visto che ho sempre avuto solo Ducati forse non dovrei fare confronti… Ma la Ducati e buona parte degli altri marchi italiani hanno sempre mantenuto un approccio molto “moderno”, mentre non si può dire lo stesso dell’industria motociclistica inglese, almeno a partire dagli anni Settanta. E poi mi sembra che quasi tutte le moto italiane, anche le più umili, abbiano almeno una punta di carattere sportivo. Le moto inglesi… non proprio.

Quali altri marchi italiani ti piacciono, oltre a Ducati?
MV Agusta, Bimota, Laverda, Morini, Mondial e Moto Guzzi.

Quali modelli italiani consideri più straordinari o “rivoluzionari” nella storia dell’industria mondiale della motocicletta?
Che domanda difficile! Direi la Ducati Cucciolo, la 350 Desmo e la 916, le quadricilindriche MV degli anni Settanta, la Morini 350 V-twin, la Laverda V-6… e quasi tutte le Moto Guzzi!

Hai mai pubblicato libri dedicati alle moto italiane?
Sì, nel 2009 è uscito “Ducati. A Photographic Tribute”. La tiratura era destinata soprattutto all’Australia, con pochissime copie disponibili all’estero, e andò esaurita in appena diciotto mesi. Il secondo volume, con materiale completamente inedito, sarà in vendita entro settembre 2015. Poi ho in programma un libro dedicato alle moto da corsa italiane. Le mie foto sono state pubblicate anche su molti libri di altri autori, e su riviste distribuite in tutto il mondo.

Come si svolge, in sintesi, il tuo lavoro? Viaggi molto, si direbbe…
Sono estremamente grato ai proprietari e ai collezionisti che mi permettono di fotografare le loro moto: senza di loro non avrei molto da mettere davanti all’obbiettivo. Viaggio parecchio, è vero, sia in Australia sia all’estero. Di solito esco dal Paese una volta all’anno: non è facile organizzare l’itinerario quando si parte per fotografare cinquanta moto in dieci location, in tre o quattro nazioni sparse in vari continenti, tutto in tre settimane! Viaggio sempre insieme al mio “set”, ovvero luci e un fondale grigio. L’illuminazione è l’aspetto più importante per far emergere le linee e le forme che dichiarano il carattere di una moto, o almeno così mi sembra! Impiego in media due-tre ore per fotografare ogni modello. Poi, una volta arrivato a casa, passo al computer circa una giornata per la postproduzione delle immagini di ogni moto.

Il libro di Phil Aynsley "Ducati. A photographic tribute" (ANP Press)

Il libro di Phil Aynsley “Ducati. A photographic tribute” (ANP Press)

Tra le automobili italiane hai qualche passione particolare?
Le prime Lamborghini.

Sei anche un collezionista di moto?
No. Ho sempre venduto quella che avevo per comprare la successiva. Non che abbia avuto molti modelli: una 250 Desmo del 1972, una 450 R/T del 1974, una 750SS del 1977 e due 860GTE del 1975.

Nel tuo sito ci sono anche foto di città italiane. Qual è il tuo rapporto con l’Italia? Ci vieni spesso? Quali sono i luoghi del Bel Paese che ami di più? Che cosa ti appassiona di più delle tradizioni e della cultura italiane?
Ho avuto la fortuna di visitare l’Italia piuttosto spesso: la prima volta nel 1990, poi nel 2000 e ormai quasi tutti gli anni a partire dal 2007. è sicuramente il mio posto preferito, al di fuori dell’Australia. Non esiste una città italiana che non mi piaccia, ma Venezia, Bologna e l’intera regione delle Dolomiti sono le mie zone preferite. Ho incontrato grandi amici e scoperto persone amichevoli e ospitali… Forse anche perché ho frequentato soprattutto altri fan delle moto italiane. Mi piace moltissimo anche il vostro artigianato. Credo che l’aspetto che amo di più della cultura nazionale sia l’entusiasmo per la vita che dimostrano gli italiani… per il cibo e il vino in particolare.

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Ducati Cruiser 175, 1952

Ducati Cruiser 175, 1952

Guzzi 250 Compressore, 1938

Guzzi 250 Compressore, 1938

MV Agusta 500-6C GP, 1956

MV Agusta 500-6C GP, 1956

Photos via:

March 4, 2015