Milano? Una città di campagna!

di Emilia Crippa

Un titolo val bene una provocazione, si dirà, e a sostenerla ci sono ragioni idrogeologiche, storiche, economiche e culturali: quelle che dal XIII secolo legano i monaci cistercensi alla terra lombarda, e milanese in specie: terra divenuta fertile, copiosa, per la ricchezza d’acqua, per la tecnica – quella dell’ingegneria idraulica che nei secoli ha modellato la geografia dei luoghi – e per la sapienza umana – le marcite – che hanno permesso proprio nel milanese lo sviluppo di un’economia agraria tra le più fiorenti d’Europa, d’avanguardia, diremmo oggi.

Ci sono ragioni anche economiche, dunque, se dalla bonifica delle paludi si giunse alla realizzazione di un’agricoltura che a metà del XIX secolo costituì la ragione della ricchezza di Milano, dello sviluppo del commercio e dell’industria: qui, nella terra di Ambrogio, la produzione alimentare e della seta fece da volano alla crescita economica e culturale della città.

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Dunque la campagna come memoria, passato lirico, luogo di tradizione, mentre la città corre verso il suo futuro, quello disegnato dal nuovo skyline dell’area Garibaldi?

Niente di più lontano dalla realtà. La campagna è infatti dentro la città, entro i confini comunali: sta nel Parco delle Risaie, un Parco agricolo urbano di quasi settecento ettari che si stende nella parte sud-ovest del Comune di Milano, fino ad Assago e Buccinasco, all’interno del Parco agricolo Sud, in una zona compresa tra i due navigli, il Grande e il Pavese.

Istituito come associazione nel 2008 per conservarne la funzione produttiva agricola e per promuovere attività di valorizzazione della natura, dell’ambiente e del territorio, oggi il Parco è molto di più: nella realtà urbana milanese, rappresenta l’esito felice e lungimirante di una storia che vede coinvolti cittadini e agricoltori. Dopo una stagione di rapporti anche aspri, è nato qualcosa di nuovo, nel solco di una tradizione che da sempre vede Milano al centro di un ordito segreto in cui novità e imprevedibilità si uniscono alla tradizione, in un legame tra città e territorio mai venuto meno.

Superati i conflitti degli ultimi trent’anni che hanno visto i cittadini scagliarsi contro gli agricoltori – per i pesticidi, le zanzare, il granoturco, i topi, fino al paradosso della protesta per la mutazione paesaggistica allorché si passò alle risaie a secco, senza più specchi regolari d’acqua a confortare lo sguardo – e gli agricoltori contro i cittadini – «le vostre case sono venute vicino ai campi, noi siamo qui già da decenni!» –, oggi gli uni e gli altri hanno creato qualcosa che prima non c’era: il Parco, il riso…

Il Parco: la modernità ci spinge a ridisegnare il nostro territorio e con esso il paesaggio, secondo esigenze che, rifiutando i cliché, portano a reinterpretare le sfide del presente, cercando nuovi equilibri tra molte e diverse anime: il lavoro dei campi, la ricreazione, la mobilità.

Il riso: coltivato, prodotto, venduto. Cinque aziende agricole all’interno del Parco, cioè lavoro, reddito…

E poi le istituzioni – il Comune di Milano su tutte – che hanno reso operativo il Distretto agricolo culturale milanese, valorizzando le iniziative nate dal basso della società, dove, pur partendo da logiche e punti di vista diversi, ci si incontra e si progettano spazi sostenibili.

Ne è nata una realtà che porta la città dentro la campagna e la campagna dentro la città… Una prova? Fatti, incontrovertibili, come quelli che si possono tradurre in cifre, in dati economici: da poco il riso prodotto nelle aziende consorziate Dam (Distretto agricolo milanese) – riso di qualità, varietà Carnaroli – è presente nella più grande catena di supermercati del Nord Italia, segno che qualità, reddito, valorizzazione delle risorse possono coniugarsi con identità, memoria, storia.

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E da maggio 2015 è tutto un fiorire di iniziative, come “La strada del riso”, inaugurata il 20 maggio scorso, alla presenza dei protagonisti: i coltivatori, le autorità, il Comune di Milano, le imprese sostenitrici… Alla presenza, soprattutto, di sua maestà il riso, con Cesare Battisti in qualità di maestro di cerimonie: lo chef lombardo ovviamente ha preparato un risotto alla milanese distillando la sua competenza grazie alla quale oggi è Ambasciatore del Riso ad Expo 2015.

Ma che cos’è “La strada del riso”? Un percorso di visita in due soluzioni, una breve e un’altra più lunga e articolata all’interno del Parco delle Risaie, un itinerario di particolare interesse per la possibilità che offre di fruizione “guidata” del Parco, tra natura, tradizione agricola e gastronomia allo scopo di conoscere sia gli aspetti tecnici – morfologia della risaia, gestione dell’acqua, flora e fauna, fasi e tecniche della coltivazione e della trasformazione – sia gli aspetti sociali, alimentari e gastronomici del mondo della risaia: tra campi e cascine si è accompagnati sia a contemplare il paesaggio della risaia che muta al mutar del “momento” agricolo e delle fasi della coltivazione, sia a degustare il riso e gli altri prodotti di cascina, presso la trattoria Corte della Risaia, situata lungo il percorso.

Tutto questo in campagna, a Milano, anno di grazia 2015.

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Photos via:
www.parcodellerisaie.it

September 18, 2015

Milano? Una città di campagna!

Milano
Associazione Parco delle Risaie: via G. Parini, 9