Mario Rutelli, il mio bisnonno. Intervista con Francesco Rutelli sul grande scultore siciliano

Fontana delle Naiadi, piazza della Repubblica (già piazza dell’Esedra), Roma

di Paolo Mattei

«Me lo figuro così: un ragazzino di dodici anni, arrampicato su pericolose impalcature, che scolpisce i triglifi del fregio del Teatro Massimo di Palermo…».

Con questa immagine Francesco Rutelli – romano, classe 1954, attualmente co-presidente del Partito democratico europeo e già sindaco di Roma dal 1993 al 2001, nonché ministro della Cultura e vicepresidente del Consiglio dei Ministri dal 2006 al 2008 – inizia a parlare del suo bisavolo, lo scultore palermitano Mario Rutelli.

Il pronipote ci accoglie nel proprio ufficio nel quartiere Prati e si lascia gentilmente interrogare intorno alla figura del bisnonno (Palermo, 1859-1941). Conosce dettagliatamente la vita di questo artista siciliano «di molto talento, che, dopo aver lavorato per il padre, la cui impresa costituiva quella che era probabilmente la principale fabbrica del Mediterraneo in quegli anni, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Palermo, lo studio di Giulio Monteverde a Roma e quello di Auguste Rodin a Parigi».

È un fiume in piena, il discendente di Mario Rutelli. Ha una vera passione per la storia del suo illustre avo, «che Federico Zeri ebbe addirittura a definire, parlando con me, “il più grande fonditore dopo Benvenuto Cellini”».

«Ricevo spesso segnalazioni di sculture attribuite alle sue mani e ho raccolto un archivio molto ampio di sue opere che non sono state né pubblicate né studiate».

I numerosissimi lavori dello scultore palermitano sono sparsi in tutta Italia, e non solo: dalla Sicilia a Roma, dalla Germania alla Gran Bretagna.

Basti ricordare, nella capitale, il monumento ad Anita Garibaldi sul Gianicolo, la Fontana delle Naiadi a piazza della Repubblica, una delle “Vittorie” sul monumento a Vittorio Emanuele a piazza Venezia, il gruppo marmoreo degli “Irosi” danteschi nella Galleria nazionale d’Arte Moderna, il monumento a Nicola Spedalieri a piazza Sforza Cesarini. E, a Palermo, la Quadriga del Politeama Garibaldi; e ancora, a Catania, il monumento equestre al re Umberto I. E poi, a Monaco di Baviera, le tracce di una statua di Wolfgang Goethe, e ad Aberystwyth, nel Galles, il monumento commemorativo per i marinai inglesi e il monumento a quello che sarebbe stato il re dimissionario Edoardo VIII… Un lungo elenco che non possiamo qui esaurire per ragioni di spazio.

Fontana delle Naiadi, piazza della Repubblica (già piazza dell'Esedra), Roma

Fontana delle Naiadi, piazza della Repubblica (già piazza dell’Esedra), Roma

Fontana delle Naiadi, piazza della Repubblica (già piazza dell'Esedra), Roma

Fontana delle Naiadi, piazza della Repubblica (già piazza dell’Esedra), Roma

Onorevole Rutelli, cominciamo con l’opera più conosciuta del suo bisnonno: la Fontana delle Naiadi di Roma.
Ha una storia particolare. Pio IX aveva già fatto edificare una “mostra” dell’Acqua Marcia abbastanza banale, che fu inaugurata nel 1870, una decina di giorni prima della presa di Porta Pia. Era situata presso la Stazione Termini e Palazzo Massimo.

Fontana delle Naiadi, gruppo centrale del Glauco

Fontana delle Naiadi, gruppo centrale del Glauco

Poi che cosa accadde?
Dopo la caduta del potere temporale della Chiesa si incominciò a progettare la nuova Roma. Così nel 1888, si decise di ricostruire quella “mostra” nella piazza in cui si trova oggi. Il progetto prevedeva delle vasche concentriche e la sistemazione decorativa di quattro leoni egizi. Ma occorreva qualcosa di particolarmente scenografico.

Fontana delle Naiadi, gruppo centrale del Glauco

Fontana delle Naiadi, gruppo centrale del Glauco

Perché?
Perché quello era il moderno ingresso nell’Urbe. Per secoli, chi giungeva a Roma da nord, percorrendo la Francigena, scopriva la città da Monte Mario. Chi proveniva da sud, seguiva la via Appia antica, trovandosi sullo stesso tracciato calcato da san Paolo di cui si narra negli Atti degli Apostoli. Ma nella Roma moderna si poteva arrivare in treno e quindi scendere a Termini. Così, bisognava immaginare in quella zona qualcosa di molto impattante e innovativo. Piazza dell’Esedra – oggi piazza della Repubblica –, progettata da Gaetano Koch, si affacciava, e si affaccia, sulla grande strada della modernità capitolina, via Nazionale, percorsa dalle carrozze e poi dalle prime automobili dirette verso il Quirinale, piazza Venezia, il Campidoglio. Pertanto c’era bisogno di una fontana anche urbanisticamente importante.

Fontana delle Naiadi, gruppo centrale del Glauco

Fontana delle Naiadi, gruppo centrale del Glauco

Così, Mario Rutelli vince il concorso per la progettazione del monumento.
Sì. Io ho, tra l’altro, il contratto originale che inizialmente prevedeva la possibilità che il lavoro fosse fatto in marmo: venticinquemila lire, in due rate… La fontana è pronta per l’inaugurazione dell’8 febbraio 1901, ma questo non avviene perché in consiglio comunale ci si scanna sulla sua licenziosità: quelle donne nude in bronzo all’ingresso di Roma, oltretutto in posture “sconvenienti”, qualche anno dopo avrebbero meritato anche l’attenzione “lirica” del famoso stornellatore Sor Capanna, che, quando venne sistemato il gruppo centrale del Glauco, in occasione del Cinquantenario dell’Unità d’Italia, dedicò al monumento dei divertenti versi con espliciti doppi sensi. Rime che fecero il giro della città: «Quant’è bello quer gigante, / lì tra in mezzo a tutte quante: / cor pesce in mano / annaffia a tutt’e quattro er deretano…».

Fontana delle Naiadi, particolare

Fontana delle Naiadi, particolare

Quindi l’inaugurazione è sospesa per questioni di buon costume…
La fontana, come accennavo, è pronta ma non viene inaugurata. Le sculture sono considerate da alcuni come assolutamente scandalose. In consiglio comunale c’è un dibattito infinito. All’ostruzionismo dei clericali contrari alla sua apertura si contrappone il tifo dei modernisti per questo simbolo della nuova Roma di cui, tra l’altro, non si può godere a causa di una palizzata che ne preclude la vista…

Addirittura…
Mia nonna raccontava sempre che la regina Margherita di Savoia, passando una notte nella piazza, fece fermare la carrozza, sbirciò attraverso la cancellata e, tornata nell’abitacolo, esclamò: «Il y a des grandes coupoles!».

Fontana delle Naiadi, particolare

Fontana delle Naiadi, particolare

Poi, che cosa succede?
Un giorno, alcuni studenti, stufi della situazione di stallo, vanno a prelevare Mario Rutelli nel suo albergo, distante poche centinaia di metri. Dopo averlo portato in trionfo nella piazza, convincono il custode responsabile dell’Acqua Pia Antica Marcia, la società che aveva in gestione la fontana, ad aprire i rubinetti e dare il via ai giochi d’acqua. Poi smantellano la recinzione. Insomma, un’inaugurazione a furor di popolo.

Fontana delle Naiadi, particolare

Fontana delle Naiadi, particolare

Qualche anno dopo ci fu l’aggiunta del gruppo centrale…
Sì, in due fasi. Il gruppo del 1911, molto criticato e impopolare, fu subito rimosso e spostato dove si trova ancora oggi, nei giardini di Piazza Vittorio. I romani lo avevano battezzato “il fritto misto di Termini” per la bizzarra composizione: tre tritoni, un delfino e un polipo avvinghiati in una singolare lotta. Poi nel 1912 si arrivò al gruppo definitivo.

Fontana delle Naiadi, particolare (sullo sfondo si intravvede la Santa Maria degli Angeli e dei Martiri alle Terme di Diocleziano)

Fontana delle Naiadi, particolare (sullo sfondo si intravvede la basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri alle Terme di Diocleziano)

Quello del Glauco e del delfino…
Sì. E qui c’è una piccola curiosità. Il volto della divinità marina ha le fattezze di quello di Trilussa. Me lo ha raccontato mio padre, si trattò di un omaggio al grande poeta romanesco con cui il mio bisnonno faceva alcune delle famose “gite fuori porta” che accomunavano gli artisti dell’epoca.

Fontana delle Naiadi, particolare

Fontana delle Naiadi, particolare

Fontana delle Naiadi, particolare

Fontana delle Naiadi, particolare

Tutto è bene quel che finisce bene. Le polemiche sulla sconcezza dell’opera si spensero subito dopo l’inaugurazione?
Diciamo che alle polemiche si sostituì per un po’ un certo silenzioso malessere da parte di qualcuno. Fu sempre mio padre Marcello a raccontarmi un altro divertente aneddoto. Frequentava l’Istituto Massimo, vicino a piazza della Repubblica, e poiché nella struttura non c’era una palestra, nell’ora di educazione fisica lui e i suoi compagni di classe erano costretti a uscire da scuola. Ebbene, il religioso che li accompagnava durante il tragitto, quando passavano in fila indiana davanti alla fontana, ordinava a tutti loro di voltare le teste dalla parte opposta. Mio padre in cuor suo se la rideva pensando alle modelle che avevano girato per casa e ai tanti bozzetti dell’opera che aveva a disposizione ogni giorno…

Fontana delle Naiadi, particolare

Fontana delle Naiadi, particolare

Fontana delle Naiadi, particolare

Fontana delle Naiadi, particolare

Fontana delle Naiadi, particolare

Fontana delle Naiadi, particolare

Utilizzò delle modelle…
Più esatto dire che prese ispirazione da alcune professioniste. Il mio bisnonno era ritenuto un dongiovanni; a un certo numero di signore avrebbe lasciato credere di essere state muse ispiratrici, dando così a ciascuna un motivo di soddisfazione personale. In realtà si tratta di volti anonimi. Mentre quello dell’Anita Garibaldi, di cui non esisteva un’iconografia autentica, era certamente di mia nonna…

La figlia di Mario?
No, sua nuora, Graziella Marini, figlia di Ottavio, autorevole Ispettore delle Belle Arti, che avrebbe avuto molti altri incarichi importanti, dalla Calcografia nazionale, a Santa Cecilia, all’Accademia delle Belle Arti… Posseggo il bozzetto in terracotta del suo ritratto, e sono molto belli quelli del monumento sul Gianicolo, inaugurato da Mussolini nel 1932. Quella fu un’altra inaugurazione “problematica”, diciamo così.

Monumento-tomba di Anita Garibaldi, Gianicolo, Roma

Monumento-tomba di Anita Garibaldi, Gianicolo, Roma

Per quale motivo?
Mario Rutelli era molto arrabbiato perché le dimensioni della statua furono ridotte di un terzo rispetto al progetto originale. Gli fu detto che si doveva risparmiare sul bronzo. Ma quello è un lavoro eccezionalmente complesso…

In che senso?
Si tratta di un’opera di non facile realizzazione: una grande statua equestre con cavallo rampante su due zampe.

Monumento-tomba di Anita Garibaldi, particolare

Monumento-tomba di Anita Garibaldi, particolare

Anche la postura della pasionaria brasiliana è singolare…
Fa tre cose insieme: cavalca, impugna la pistola e tiene in braccio un bambino. Si dice che questo terzo gesto sia stato preteso da Mussolini perché fosse rappresentata retoricamente anche la funzione materna della donna.

Non è solo un monumento, è anche la tomba di Anita…
Le sue spoglie avvolte nel tricolore furono portate a piedi da cinque ex garibaldini da piazza Venezia al Gianicolo. Possiamo immaginare la fatica di quegli anziani reduci…

Monumento-tomba di Anita Garibaldi, particolare

Monumento-tomba di Anita Garibaldi, particolare

Rimanendo nel tema “inaugurazioni”: pare che quella della fontana di piazza Esedra non fu l’unica a creare difficoltà…
No, anche l’inaugurazione del monumento a Nicola Spedalieri, attualmente in piazza Sforza Cesarini, su Corso Vittorio Emanuele, fu complicata.

Ci racconti.
Il mio bisnonno vinse il concorso per realizzare la statua di questo abate-filosofo siciliano del Settecento, un personaggio importante, un prete, autore nel 1791 del trattato “Dei diritti dell’uomo”, nelle cui pagine di ispirazione rousseauiana si esalta il concetto di sovranità popolare nella costruzione dello Stato. Il testo fu molto osteggiato dai circoli reazionari di fine XVIII secolo. Non a caso l’idea di erigere una statua a Spedalieri venne caldeggiata un secolo dopo da un comitato siciliano con robusta ispirazione massonica, cui sembrava molto intrigante poter celebrare a Roma un sacerdote fautore del “libero pensiero”…

Monumento a Nicola Spedalieri in piazza Sforza Cesarini, Roma

Monumento a Nicola Spedalieri in piazza Sforza Cesarini, Roma

E quali furono i problemi in questo caso?
Il povero Spedalieri rimase all’ultimo momento “orfano”. Da una parte, i clericali erano indignati perché un sacerdote veniva solennizzato come un laico illuminato. Dall’altra, gli anticlericali, colpiti da tardiva resipiscenza, temevano di cadere vittime di un’eterogenesi dei fini: l’abate era effettivamente una figura della Chiesa, e la sua celebrazione avrebbe paradossalmente valorizzato gli elementi di apertura e di liberalismo presenti nella Chiesa…

E quindi cosa accadde?
La statua fu sistemata nel largo sulla sinistra della chiesa di Sant’Andrea della Valle. Ma con la testa coperta da un cappuccio che nessuno si assumeva la responsabilità di togliere procedendo all’inaugurazione. Fino a quando il questore decise di farlo. Però clandestinamente, a mezzanotte, in una Roma deserta, per evitare polemiche e tumulti. Successivamente il povero abate dovette anche traslocare nel sito attuale perché la sua presenza in quella piazzetta impediva la circolazione delle carrozze. La sua odissea finalmente terminava. E mi pare che il risultato, nella piazza alberata lungo Corso Vittorio, sia molto positivo.

A proposito di clericali e anticlericali. Par di capire che il suo bisnonno fosse più vicino ai secondi…
Era massone, come moltissimi borghesi dei suoi tempi. Ho una parte della sua corrispondenza con lo scultore Ettore Ferrari, gran maestro del Grande Oriente d’Italia nonché autore del famoso monumento a Giordano Bruno nella piazza romana di Campo de’ Fiori. Ma questa sensibilità laica non gli impedì di dedicarsi anche alla realizzazione di opere religiose, come delle delicatissime Madonne o il Battistero della basilica di Maria Santissima Annunziata a Comiso. Proprio a proposito di lavori a sfondo religioso, c’è un mistero che ancora non riesco a illuminare…

Quale?
Il mio bisnonno ha sicuramente lavorato alla composizione di un importante monumento per un Papa. Ho la fotografia del bozzetto del monumento sepolcrale di Benedetto XV nella Basilica di San Pietro. Ho anche chiesto delucidazioni a riguardo alla Fabbrica di San Pietro. Ma ancora non ho avuto risposta…

Poco fa accennava a Mussolini. Che relazioni intercorrevano fra Mario Rutelli e il regime?
Non prese mai la tessera fascista. Anzi, la rifiutò, come ha scritto lo storico Franco Grasso. I rapporti si deteriorarono definitivamente dopo che gli fu proposta la realizzazione di un monumento alla Latinità da realizzare su Monte Mario, che inizialmente avrebbe dovuto avere come protagonista il volto in grandi dimensioni di Dante Alighieri. Successivamente i committenti avanzarono la pretesa di inserire nel progetto un enorme e macchinoso monumento al Duce, col suo profilo giganteggiante sopra il Foro Italico sulla Città eterna. Rutelli si rifiutò e si dice che, per l’indignazione, distrusse il bozzetto in terracotta del ritratto di Mussolini, realizzato a Palazzo Venezia, di cui conservo una fotografia.

Fu dopo quell’episodio che Mario Rutelli tornò definitivamente in Sicilia?
Sì. Si ritirò nell’isola rifiutando, a quanto pare, anche la proposta di nomina a senatore a vita. Un suo biografo afferma che, andando via da Roma, abbia esclamato con irritazione: «Tenetevi Canonica!», riferendosi all’artista piemontese Pietro Canonica, autore soprattutto di opere istituzionali, celebrative, apologetiche di personaggi pubblici…

Non c’è solo Roma nella vita del suo bisnonno.
Senz’altro no. Le sue opere sono sparse in tutta Italia e anche fuori del nostro Paese. Basti ricordare la scultura di Wolfgang Goethe portata a una Mostra a Monaco di Baviera – di cui si sono perse le tracce, salvo dei bozzetti –, il monumento commemorativo per i marinai inglesi vittime della Grande Guerra ad Aberystwyth, nel Galles, con la statua della Vittoria alata posta a più di venti metri d’altezza. E, nella stessa città, anche la statua di un futuro re d’Inghilterra…

Monumento commemorativo per i morti della Grande Guerra ad Aberystwyth, nel Galles

Monumento commemorativo per i morti della Grande Guerra ad Aberystwyth, nel Galles

Monumento commemorativo per i morti della Grande Guerra ad Aberystwyth: la Vittoria alata

Monumento commemorativo per i morti della Grande Guerra ad Aberystwyth: la Vittoria alata

Quale re?
Edoardo VIII, che fu sovrano per meno di un anno. Rutelli lo ritrasse a Buckingham Palace quando era principe del Galles. Poi avrebbe sposato Wallis Simpson, rinunciando al trono e diventando inviso a molti connazionali a causa di una certa simpatia nei confronti del nazismo. Molto probabilmente, proprio per questo la statua fu decapitata…

Decapitata?
Sì. Dopo l’abdicazione di Edoardo in favore del fratello Giorgio VI, nel dicembre 1936, le staccarono la testa, che poi fu ritrovata in un fosso. Si vede ancora la sutura sulla parte posteriore del collo.

Insomma, onorevole Rutelli: da Palermo, a Roma al Regno Unito… Ne fece di strada quel dodicenne arrampicato sulle impalcature del Teatro Massimo di Palermo…
Sì, e, come ho già detto, c’è ancora tanto da scoprire in giro per l’Italia. E molte sono le sue opere che la gente non conosce. Potrei fare diversi esempi: il busto di Edmondo De Amicis nel Giardino Inglese di Palermo e, nello stesso capoluogo siciliano, il monumento a Francesco Crispi; la grande fontana di Monreale e diversi monumenti pubblici in Sicilia; l’effigie di David Lubin all’ingresso della sede Fao di Roma, così come, ancora nell’Urbe, i busti di Domenico Morelli e di Giuseppe Maielli; molte opere che si trovano in Palazzi e collezioni private, che nel tempo – via via che attraversavo l’Italia per le mie attività politiche e culturali – mi venivano indicate e segnalate, con mia grande gioia.

Un elenco che è un invito a scoprire questo grande artista.
Direi proprio di sì.

Il teatro Politeama di Palermo con la Quadriga di bronzo

Il teatro Politeama di Palermo con la Quadriga di bronzo

La Quadriga di bronzo del teatro Politeama di Palermo

La Quadriga di bronzo del teatro Politeama di Palermo

Gruppo bronzeo degli "Irosi", Galleria nazionale d'Arte moderna, Roma

Gruppo bronzeo degli “Irosi”, Galleria nazionale d’Arte moderna, Roma

Mario e Francesco Rutelli

Mario e Francesco Rutelli

January 30, 2015