Mario Borgoni, un grande artista troppo umile

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Si dice che Mario Borgoni – pittore e illustratore nato a Pesaro nel 1869, formatosi culturalmente e professionalmente a Napoli e morto a Roma nel 1936 –, nonostante il suo innegabile talento, non nutrisse una profonda autostima e non si considerasse un vero artista, probabilmente perché la gran parte delle sue opere erano illustrazioni grafiche.

Si racconta pure che nei primi anni del Novecento, il pittore e docente Enrico Giannelli, che già da tempo andava raccogliendo materiale per realizzare il libro “Artisti napoletani viventi” (un testo molto importante pubblicato nel 1916 in cui sono presentati i profili biografici di 243 pittori, 78 scultori, 22 architetti partenopei), non ricevesse risposta dall’interpellato Borgoni, il quale non gli fornì alcun dato riguardante sé stesso presumibilmente perché non si sentiva degno di apparire in un simile regesto.

Borgoni studiò all’Istituto di Belle Arti di Napoli, nel quale successivamente ricoprì l’incarico di professore di Ornato. Nei primi anni del XX secolo incominciò a collaborare come freelance per lo stabilimento napoletano Richter&C (tra i maggiori produttori italiani di etichette, cartoline e manifesti litografici destinati soprattutto al settore alberghiero) di cui nel 1906 diventò il direttore artistico.

Nei suoi poster per Richter, Borgoni utilizzava spesso una particolare soluzione di design liberty separando l’immagine in due piani: quadro e cornice. Il primo ingloba l’elemento iconografico e anche il lettering, la seconda include il soggetto descrittivo dando a chi guarda la sensazione di osservare la scena da una finestra.

Lo stile ideato da Borgoni divenne presto il marchio di fabbrica della Richter, una cifra di successo, facilmente riconoscibile e per questo abbondantemente imitata.

Ecco un’antologia di poster di Borgoni – ed etichette da valigia, realizzate comunque riducendo il formato originario dei manifesti – dedicati a celebri località italiane.

January 22, 2018