Maria Taglioni: la danza di una stella

Cincinnato Baruzzi (1796 -1878),

Cincinnato Baruzzi (1796 -1878), "Maria Taglioni in abito di Silfide", 1841, gesso, Bologna, collezione privata

Quando debuttò alla Scala di Milano, nel 1841, Maria Taglioni (Stoccolma, 1804-Marsiglia, 1884) aveva trentasette anni ed era già una celebrità nel mondo della danza.

Figlia di un coreografo, Filippo Taglioni, che l’aveva cresciuta nel culto dell’arte di Tersicore, costringendola a duri sacrifici perché diventasse un’étoile, Maria aveva già trionfato all’Opéra di Parigi proprio in un lavoro paterno, “La Sylphide”, del 1832.

Maria Taglioni, spiega Giuseppe Barigazzi (“La Scala racconta”, Hoepli, Milano 2014), arrivava a Milano da una tournée a San Pietroburgo, Varsavia e Vienna. Ovunque aveva sollevato deliri. A Vienna aveva avuto 42 chiamate, 32 a Varsavia, dove si rifugiò in un albergo impaurita dall’entusiasmo della folla. Scese all’albergo Marino. Sei giorni dopo si presentava alla Scala con “La Gitana”, un balletto in cui interpretava varie danze boeme e spagnole e che era stato creato per lei da suo padre. Poi eseguì l’attesissima “Silfide” e l’entusiasmo fu tale che una sera l’orchestra della Scala si trasferì sotto le finestre dell’albergo Marino per un concerto-serenata in onore della divina. Furono coniate anche medaglie che andarono a ruba […] La polizia aveva il suo daffare per mantenere tanta passione nei limiti della ragione.

A Maria Taglioni è stato intitolato uno dei crateri di Venere: la luce dell’étoile continua a brillare.

July 13, 2015