L’universo dei dettagli di Domenico Gnoli

Domenico Gnoli,

"Shoe", 1969

Per Domenico Gnoli (Roma, 1933-New York, 1970), l’oggetto quotidiano, ingrandito per l’attenzione che gli si è prestata, è più importante, più bello e più tremendo di ogni invenzione e fantasia che abbia potuto crearlo.

Pittore e illustratore (in quest’ultima veste lavorò intensamente per riviste americane e internazionali tra cui “Holiday”, “Harper’s Bazaar”, “Life”, “Fortune”, “Sports illustrated”, “Time”, “Horizon”, “Queen”, “Mademoiselle”, “Charm”, “The Paris Review”), Gnoli è stato considerato un anticipatore dell’iperrealismo e molti critici hanno evidenziato i suoi legami con la pop art e con la metafisica di Carrà, De Chirico e Morandi.

Fu a partire dagli anni Sessanta che l’artista romano incominciò ad affinare la propria attenzione per un universo di oggetti decontestualizzati e osservati nei loro dettagli: particolari di vestiario, di tavoli, di letti, di camicie stirate, di capigliature umane. Il tutto realizzato con la particolare tecnica dell’acrilico mescolato con la sabbia (che non lascia tracce di pennellate) e monumentalizzato su enormi tele.

L’oggetto quotidiano, continuava Gnoli, mi dice di più di me stesso di qualsiasi altra cosa. E mi riempie di paura, di disgusto e di entusiasmo.

January 27, 2015