LoveItaly!, la rivoluzione dolce della bellezza

Pompei

«Sì, LoveItaly! vuole rivoluzionare l’approccio alla tutela e alla promozione dei capolavori storici e artistici dell’Italia. Ma vuole farlo passo dopo passo. Dovrà essere una “rivoluzione dolce”».

Parola di Tracy Roberts, tra i soci fondatori, nonché vicepresidente, di LoveItaly!, neonata associazione no profit che, attraverso una piattaforma di crowdfunding internazionale, si è data l’obiettivo di creare un sistema di raccolta fondi in grado di coinvolgere piccoli e grandi donatori sparsi in tutto il mondo.

Loveitaly! – il cui progetto è supportato da LVenture Group, operatore di venture capital che investe anche in startup digitali – si è presentata ai media internazionali lo scorso 20 ottobre a Roma con una grande conferenza stampa. E in quell’occasione il presidente Richard Hodges – archeologo britannico, presidente dell’American University of Rome e board member dell’Istituto Packard – ha spiegato la natura di questa idea dolcemente rivoluzionaria: La parola d’ordine è: “Siamo tutti coinvolti”. Per questo vogliamo creare un movimento che, partendo dal basso, dalle donazioni della gente, raccolga intorno alla finalità di restituire centralità e bellezza alle opere d’arte italiane tutti gli appassionati e gli attori interessati: istituzioni, esperti, università, musei, istituti di belle arti e la stampa internazionale. E la potente energia del crowdfunding è fondamentale per raggiungere lo scopo.

La sfida inizia subito: si tratta del restauro del Cubicolo 3 della Domus del Centauro a Pompei, una stanza con anticamera e alcova del II secolo a.C., l’età d’oro dell’antica città vesuviana. La campagna di raccolta fondi è stata già avviata grazie all’accordo siglato con la Soprintendenza speciale per Pompei, Ercolano e Stabia.

Ne abbiamo parlato con Tracy Roberts, californiana, in Italia da circa trent’anni, esperta di relazioni internazionali.

La sede del Luiss Enlabs, a Roma

La sede del Luiss Enlabs, a Roma

“Rivoluzione dolce”, diceva. Che significa?
Che nell’esperienza accumulata fino ad oggi abbiamo compreso l’importanza del rispetto dei tempi di tutti i nostri interlocutori. Sappiamo bene che la novità che portiamo è rivoluzionaria. Ma sappiamo altrettanto bene che ci vuole tempo e pazienza per farne comprendere lo straordinario potenziale.

LoveItaly! è una realtà giovanissima…
Sì, è nata un anno fa. A luglio del 2014, durante un convegno qui a Roma, ho conosciuto Luigi Capello, il fondatore di Luiss Enlabs, l’acceleratore di startup digitali con cui oggi collaboriamo. Quando ho visto il suo lavoro, mi sono entusiasmata e ho cominciato a pensare a un po’ di cose.

Per esempio?
Per esempio che in Italia ci sono cinquanta siti Unesco, più che in qualsiasi altro Paese del mondo. E che qui arrivano più di cinquanta milioni di turisti all’anno. Allora mi sono detta: se si riuscisse a contattare ognuno di questi turisti, e a coinvolgerli in un progetto di salvaguardia e valorizzazione dei beni storici e artistici del Paese, beh, anche solo con un euro a testa si raggiungerebbe facilmente una cifra non indifferente…

Naturalmente è stato il crowdfunding ad innescare quella “fantasia” e ad alimentarla…
Certo. Mi sono detta: perché non utilizziamo il crowdfunding anche per salvaguardare e valorizzare monumenti e opere d’arte? Il bello di questo sistema è che coinvolge gli interlocutori, soprattutto gli stranieri amanti dell’Italia, li fa sentire responsabili e protagonisti. È gratificante, perché il meccanismo dei “compensi” offre loro la possibilità di vivere esperienze straordinarie in questo meraviglioso Paese… Sa, io sono statunitense, conosco bene i miei connazionali.

Pompei

Pompei

In che senso?
C’è una moltitudine di americani profondamente innamorati dell’Italia. L’Italia evoca passione in tutto il mondo. Bisogna arrivare nelle case di queste persone, dal Tennessee alla Cina… Ne ho subito parlato con Capello, che invece di darmi un appuntamento a settembre, rimandandomi a dopo le vacanze estive, mi ha detto: “Bellissimo, parliamone domattina”. Così è nata questa avventura.

Un bell’inizio…
Sì, e il seguito è anche meglio! Abbiamo cominciato a fare brainstorming e ovviamente l’idea iniziale si è modificata e perfezionata strada facendo. Capello e la sua struttura ci hanno fornito tutto il supporto: grafici, esperti di social media, ragazzi che conoscono bene il mondo digitale, l’avvocato…

Poi sono arrivati gli altri soci…
Certo. Ne ho subito parlato con Richard Hodges, dell’American University of Rome, che ha aderito con passione accettando la carica di presidente. Ha moltissimi e prestigiosi rapporti internazionali, e questo fa di lui un riferimento fondamentale per l’Associazione. Poi è arrivato Francesco Sforza, responsabile dell’Associazione dimore storiche italiane-Sezione Lazio. Anche lui, subito entusiasta dell’idea, ha coinvolto altre persone e oggi è il presidente del Consiglio di amministrazione di LoveItaly! Insomma, attraverso una sorprendente dinamica fatta di passaparola, ora abbiamo un bellissimo gruppo, variegato e internazionale, costituito da docenti universitari, archeologi, operatori finanziari internazionali, fondatori di startup innovative, economisti, architetti, storici dell’arte, manager dei beni culturali, giornalisti di testate globali, avvocati, scrittori…

Pompei, Cubicolo 3 della Domus del Centauro

Pompei, Cubicolo 3 della Domus del Centauro

Quali progetti di finanziamento avevate in mente per iniziare?
Abbiamo subito pensato a qualcosa di grande, come la Domus Aurea. O comunque a qualche sito importante nel centro di Roma. Poi all’improvviso è saltata fuori la disponibilità di Pompei per il restauro del Cubicolo 3 della Domus del Centauro. Uso il termine “disponibilità” perché questo è un aspetto molto importante del nostro lavoro. Nella Pubblica amministrazione abbiamo incontrato tante persone straordinarie, disposte a collaborare con noi, innanzitutto nel trovare le vie legali per realizzare i progetti. La qual cosa, naturalmente, ci ha fatto molto piacere, anche perché il crowdfunding è una novità anche dal punto di vista normativo.

Un’altra bella sorpresa è probabilmente il rapporto nato con l’Istituto superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma…
Senza dubbio. Con loro stiamo progettando il finanziamento del restauro del “Tiaso marino”, un imponente sarcofago di età imperiale conservato nella Galleria nazionale di Arte antica di Palazzo Corsini a Roma. È una collaborazione molto interessante, perché potrebbe aprirci le porte delle Università e delle scuole, dove vorremmo diffondere l’idea del “crowdfunding della bellezza italiana”. Però prima dobbiamo dimostrare che siamo bravi, dobbiamo consolidare il nostro lavoro…

In che modo?
Innanzitutto potenziando al massimo la nostra presenza sui social media perché il crowdfunding vive di comunicazione digitale e noi vogliamo raggiungere il maggior numero di persone in tutto il mondo. Dobbiamo essere presenti ovunque. Ci stiamo attrezzando anche per costituire negli Usa un’associazione no profit – l’“American friends of LoveItaly!” – per rendere facile e vantaggiosa a tutti gli statunitensi la possibilità di fare donazioni.

Insomma: la rivoluzione è iniziata.
Sì, la nostra “rivoluzione dolce”, aperta a tutti gli amanti dell’Italia, a tutte le persone desiderose di conservare e diffondere nel mondo la conoscenza delle sue bellezze, ha incominciato a camminare.

Il “Tiaso marino”, imponente sarcofago di età imperiale conservato nella Galleria nazionale di Arte antica di Palazzo Corsini a Roma

Il “Tiaso marino”, imponente sarcofago di età imperiale conservato nella Galleria nazionale di Arte antica di Palazzo Corsini a Roma

Particolare del "Tiaso marino"

Particolare del “Tiaso marino”

Particolare del "Tiaso marino"

Particolare del “Tiaso marino”

October 26, 2015

LoveItaly!, la rivoluzione dolce della bellezza

Roma
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