Leccornìe della vecchia Milano

di Emilia Crippa

Il centro di Milano ha una dimensione intima, elegante e insieme familiare, che in alcune vie s’impone con evidenza discreta. Un’esperienza che il viaggiatore potrà fare sua prendendo il tratto di Corso Magenta che porta verso il cuore della città: in poche centinaia di metri potrà assaporare qualità, arte e tradizione dell’anima meneghina.

Tradizione che per cominciare porta il nome di Grossi, una drogheria, sull’angolo con via Terraggio: vi si trovano, è vero, prodotti unici per la casa in bella vista da generazioni, ma è per i biscotti che noi ci fermeremo, per esempio i celebri Krumiri Rossi, anche nella scatola di latta, o per le annate diverse di aceto balsamico, per la selezione di cioccolato – Domori, Venchi – o per le pastiglie Leone, per l’infinità di scatoline con liquirizia Amarelli o anche solo per rivedere le caramelle sfuse, davanti a noi, appena sotto il banco trasparente, a comparti. Il negozio risale agli anni Venti: da sempre drogheria, dell’epoca resta intatto l’arredo in stile liberty, mantenuto dagli ultimi proprietari che dal 1976 tengono viva una tradizione, compresa l’insegna –JB –ereditata dai precedenti titolari.

Rimanendo sullo stesso lato, seguendo la curva che il corso disegna di fronte a Palazzo Litta, per stringersi poco più avanti, tra lo scrigno prezioso del complesso di San Maurizio al Monastero Maggiore, la “Sistina” di Milano (accanto alle vestigia classiche custodite nell’adiacente Museo Archeologico), ci avviamo al cuore del nostro percorso, lì dove il corso finisce per piegarsi austero in via Santa Maria alla Porta. È la Pasticceria Marchesi. Già spingendo la porta a vetri si avrà l’impressione di entrare in un’atmosfera primi Novecento: il soffitto decorato, le colonne, il bancone in ottone, dove camerieri in livrea servono con classe tutta milanese uno dei migliori caffè della città, in tazzine dal gusto antico; e poi, la raffinata scelta di pasticcini e praline, caramelle fondant o bon bon. Un luogo minuscolo in proporzione ai grandi tesori che offre, ma soprattutto meta obbligata nel tempo natalizio, per quei pacchi bombati coperti di lucida carta bianca, avvolti da nastro rosso: è il panettone, in assoluto uno dei migliori di Milano (da 1 Kg o 2 fino a quelli monumentali di 4 o 5 Kg), panettone che qui rigorosamente si compra il 7 dicembre, nei giorni di sant’Ambrogio e dell’Immacolata, per dare al burro il tempo necessario di sciogliersi e migrare in ogni alveolo della pasta lievitata, ricca di uvetta e canditi, e presentarsi all’appuntamento natalizio compatto e insieme morbido, dopo una breve attesa, al caldo. Sì, per noi il migliore.

Uscendo andremo a destra, a imboccare, poco oltre, la stretta via che reca un nome importante, via Borromei, e poi la piazza omonima, con il suo palazzo dal portale del XV secolo (nascosti all’interno, ma visitabili su prenotazione, gli unici affreschi quattrocenteschi della città, il prezioso Ciclo dei Giochi di Palazzo Borromeo) per noi passaggio obbligato per poi voltare a sinistra, verso il Cordusio e le sue vie dai nomi medievali: via della Zecca, Speronari, Spadari. Da quel caratteristico incrocio che prende nome di Cinque Vie, su per via del Bollo, dopo aver costeggiato un altro monumento alla storia milanese, la Biblioteca Ambrosiana, ecco che da piazza San Sepolcro verso via Torino ci troveremo in una manciata di metri quadrati dove hanno sede luoghi noti di eccellenza del gusto, vecchi e nuovi come Peck o Princi. Noi sosteremo alla Pescheria Spadari, dove ci attendono varietà ittiche che nei negozi e mercati di quartiere è impossibile trovare: calamari spillo, tonno di passo del Mediterraneo, bianchetti, meravigliose spigole di mare, naturalmente ad altrettanto meravigliosi prezzi… Ma anche qui si coglie lo spirito di Milano: in questo luogo della spesa di lusso per chiunque è possibile comprare: seppie, alici, o approfittare delle offerte. E anche fermarsi per un piacevole spuntino di mare, a pranzo, in piedi, al bancone centrale, senza rimpianti per il panino o l’insalata.

Girato l’angolo, in via Victor Hugo di fianco al ristorante Cracco, un’altra tappa fondamentale: ce lo ricorda la targa che fa bella mostra dalla vetrina: “bottega storica” dal 1911. Di nome fa Giovanni Galli, Confetteria. In questo tempo d’autunno vassoi infiniti di marron glaces si offrono alla vista del passante frettoloso come all’intenditore che qui compie il suo pellegrinaggio annuale. Il negozio è antico, le commesse hanno il grembiule, alla cassa il titolare, erede della tradizione di famiglia. Da assaggiare i dolcetti con la noce, nei vari colori della pasta di mandorle, rosa, gialla o scura con il cioccolato, e le gelée come quelle assolute alla pera… Un negozio antico, come la tradizione dei prodotti che qui si possono a acquistare: dai raffinati “babbini”, autentica sublimazione del biscotto Wafer, al più popolare tortino di Porretta Terme… Perché Galli offre al cliente milanese come al turista d’Oltreoceano alcune, scelte, chicche della cultura dolciaria italiana, come il cioccolato Majani, nelle sue indimenticabili scatole di latta blu che contengono un’infinità di cioccolatini, infiniti come gli anni di una vita da ricordare.

Photos via:
mil-shake.blogspot.it/2011/11/save-chesnutand-marrons-glace.html www.flickr.com/photos/marcuscalabresus/10495487356/ www.flickr.com/photos/skymino/4042320198/ www.nenachocolatefactory.com/2013/04/pasticceria-marchesi.html www.nessundove.net/giovanni-galli-premiata-fabbrica-marroni-canditi-e-fondenti-a-milano/

December 17, 2013

Leccornìe della vecchia Milano

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