Le tarsie del Tempietto del Santo Sepolcro di Firenze: il vento e la fortuna

Le tarsie marmoree del Tempietto del Santo Sepolcro di Firenze, mostrano, secondo lo storico dell’arte Giulio Carlo Argan, come per il grande umanista Leon Battista Alberti (1404-1472), autore del quattrocentesco monumento funebre conservato nella chiesa sconsacrata di San Pancrazio, le forme geometriche, con la loro verità, sollecitino a meditare sulla verità della fede: pensiero che anticipa le correnti estetiche neoplatoniche che domineranno nella cultura fiorentina alla fine del secolo. Ma provano anche che, per l’Alberti, le forme visibili sono portatrici di precisi significati ideologici (G. C. Argan, “Storia dell’arte italiana”, vol. 2, Sansoni, Firenze 2002).

Ed è senz’altro questo secondo motivo, d’ordine “ideologico”, che spinse il committente dell’opera, il mercante Giovanni di Paolo Rucellai, a far inserire fra le trenta formelle in marmo bianco e verde – ispirate alla tradizione romanica di Firenze e decorate con motivi geometrici – quella del proprio blasone, cioè l’immagine della “Fortuna con la vela”, chiara allusione, ad avviso dello studioso Alessandro Perosa, alla violenza dei flutti, al variabile soffio dei venti, alla difficoltà della navigazione.

Rucellai trovava questa soluzione “grafica” consona alla sua condizione e ai suoi ideali, e utilizzò l’emblema non solo per decorare il cimiero del suo stemma, ma altresì […] per ornare in forma schematica (colla raffigurazione di una vela o di una successione di vele) la superficie del Santo Sepolcro in San Pancrazio o i fregi della facciata del Palazzo di via della Vigna o della chiesa di Santa Maria Novella (A. Perosa, “Studi di filologia umanistica”, vol. 2, Ed. di Storia e Letteratura, Roma 2000).

September 16, 2015

Le tarsie del Tempietto del Santo Sepolcro di Firenze: il vento e la fortuna

Firenze
Piazza di San Pancrazio