Le “Quattro stagioni” di Arcimboldo ritrattista di Corte

Arcimboldo,

"Primavera", 1563, olio su tavola, Real Academia de Bellas Artes de San Fernando, Madrid

Il pittore milanese Giuseppe Arcimboldo (1526-1593), conosciuto innanzitutto per le sue bizzarre “teste composte”, invenzioni pittoriche in cui campeggiano volti umani costruiti accostando elementi della medesima natura (animali, prodotti vegetali, libri e altro), si trasferì a Praga nel 1562 chiamato dall’imperatore Ferdinando che lo aveva nominato ritrattista di Corte.

In breve tempo, spiega lo psicanalista Aldo Carotenuto, Arcimboldo diviene il più importante ideatore di feste e svaghi, inventando per i suoi stravaganti personaggi una serie infinita di costumi e maschere grottesche. Architetto, scenografo, ingegnere edile, idraulico, oltre che, ovviamente, intenditore d’arte, Arcimboldo rivela con questa versatilità un talento simile a quello di Leonardo. Per ventisei anni il pittore rimane al servizio degli Asburgo. In questo periodo, oltre a una serie di ritratti della famiglia reale, dipinge le diverse serie delle “Quattro stagioni” e dei “Quattro elementi”. Già nella prima serie delle “Quattro stagioni”, dipinta intorno al 1562, si intravvede con chiarezza lo stile futuro, mentre si rivelano le influenze dei quadri di Bosch, Bruegel, Cranach e Altdorfer (“Il fascino discreto dell’orrore. Psicologia dell’arte e della letteratura fantastica”, Bompiani, Milano 2010).

Questi soggetti, nota il critico d’arte Philippe Daverio, avranno un tale successo che Arcimboldo li replicherà più di una volta nella sua vita, e finiranno nelle più importanti collezioni d’Europa (“Guardar lontano, veder vicino”, Rizzoli, Milano 2013).

June 2, 2015