Le passioni di Rembrandt Bugatti

Rembrandt Bugatti, sculture

"Il mio cane bassotto", 1905

Rembrandt Bugatti (Milano, 1884-Parigi, 1916) era il figlio del designer Carlo (di cui abbiamo parlato in questo articolo), che ne voleva fare un ingegnere ferroviario.

Ma la prepotente vocazione alla scultura di Rembrandt fu definitivamente chiara al padre quando scoprì sotto un panno umido un gruppo in terracotta raffigurante tre mucche guidate da un pastore: era l’opera del figlio quattordicenne.

I Bugatti si trasferirono a Parigi nel 1902, e lì Rembrandt coltivò la sua passione per la scultura di animali (il fratello Ettore, fondatore della celebre casa automobilistica, negli anni Venti adotterà il suo “Elefante danzante” per decorare la calandra della Bugatti Royale). Spostatosi ad Anversa nel 1907, Rembrandt si stabilì ad abitare nei pressi dello zoo cittadino per studiare dal vivo le abitudini e le peculiarità degli animali e riprodurle in opere in bronzo.

I giornalisti e i critici, spiega in una biografia immaginaria di Bugatti lo scrittore Edgardo Franzosini, hanno cominciato, anno dopo anno, ad accorgersi di lui, a considerare prima con riguardo e poi con ammirazione le opere che realizza.

Soprattutto qualcuno ha intuito l’eccezionalità del rapporto fra Rembrandt e i suoi modelli. Ciò che distingue il talento di Monsieur Bugatti, scrivono, è la conoscenza esatta delle abitudini e dei comportamenti degli animali: sembra che abbia vissuto con loro, che possa comprenderne ogni movenza e ogni espressione.

Altri rimarcano senza timore che Rembrandt Bugatti non solo ama gli animali in quanto artista, ma li ama anche come uomo, di un amore che si spinge fino alla tenerezza […].

Se si parla così tanto di lui, scrivono, è perché gli animali di questo scultore non assomigliano per nulla a quelli che gli altri artisti ci hanno fatto vedere sino adesso. E se un critico mette in evidenza come ci sia in Bugatti uno studio più coscienzioso della loro carne, una percezione più netta del loro pelo, del loro piumaggio, un altro sottolinea come sia proprio grazie al suo coraggio, alla sua volontà e anche alla sua pazienza che il risultato ottenuto è quello che tutti hanno sotto gli occhi (E. Franzosini, “Questa vita tuttavia mi pesa molto”, Adelphi, Milano 2015).

Rembrandt Bugatti si tolse la vita nel suo studio di Montparnasse nel 1916. Non era ancora trentaduenne.

Photos via: ©www.atlantedellarteitaliana.it, ©www.bugattirevue.com

September 21, 2016