Le Marche di Mario Giacomelli: l’infinito e il nuovo inizio

Mario Giacomelli paesaggio agricolo

Mario Giacomelli (Senigallia, 1925-2000) e Giacomo Leopardi hanno avuto in comune la regione di nascita, le Marche. Ma hanno condiviso anche l’interesse – la passione, forse – per l’infinito.

La famosa lirica del poeta recanatese – “L’infinito”, appunto – ha offerto al fotografo (anche lui poeta) senigalliese lo spunto per realizzare numerose immagini, tra le quali molte dedicate al paesaggio marchigiano.

Giacomelli inizia a fotografare panorami rurali delle Marche a metà degli anni Cinquanta. Adopera il bianco e nero per raccontare i campi coltivati, le strade e le colline, gli «interminati spazi», i «sovrumani silenzi», la «profondissima quiete», per dirla con i versi del capolavoro leopardiano.

Usa una carta da stampa particolare per creare un contrasto forte – violento – tra i bianchi e i neri, tiene l’obiettivo basso, spesso puntato alla terra, perché l’infinito è un’intuizione, un desiderio, che scaturisce dal contatto ineludibile con la realtà finita, con le cose corruttibili che si frappongono fra lo sguardo e l’«ultimo orizzonte».

Per Giacomelli, l’infinito è «qualcosa che nel suo terminare crea i presupposti per un nuovo inizio».

Di inizio in inizio per inizi che non hanno fine.

May 14, 2014