Le “Macchine inutili”, i ricordi d’infanzia di Munari

Le “Macchine inutili” dell’artista milanese Bruno Munari (1907-1998) hanno a che fare con l’infanzia, sono da mettere in relazione, come ebbe a suggerire nel 1978 lo stesso creatore di tali vaporose sculture, «con quei pezzi di carta che liberavo nell’aria, da bambino».

Costruite – a partire dai primi anni Trenta dello scorso secolo – con leggeri cartoncini, legnetti di balsa, fili di seta e vetro, le “Macchine inutili” rappresentano un tentativo di rinnovamento artistico scaturito dalla coscienza che tale rinascita non potesse più avvenire nella pittura astratta, ormai appesantita da un glorioso passato di esaurite ispirazioni. Munari desiderava “liberare” la pittura astratta calandola nella dimensione spazio-temporale.

E dai ricordi d’infanzia a Badia Polesine attinse l’ispirazione, per esempio da «un’altalena che pendeva dal soffitto» della casa paterna, dalle «striscioline di carta di forme diverse» che ritagliava per gioco, o da «un rettangolino di un centimetro per quindici» che il futuro artista lasciava cadere dalla finestra osservandolo ruotare come «una caramella».

Macchine “inutili”, perché da esse non si ricavano beni di consumo materiali. Utilissime, quindi, perché, spiegava ancora Munari, «producono beni di consumo spirituale (immagini, senso estetico, educazione del gusto…)».

Come i giochi dei bambini.

Photos via:
www.munart.org/index.php?p=9

March 5, 2014