Le Farchie di Fara Filiorum Petri, fiaccole di salvezza

Le Farchie di Fara Filiorum Petri, 16 gennaio

Il 16 gennaio, come ogni anno, le Farchie di Fara Filiorum Petri – cittadina abruzzese in provincia di Chieti – arderanno di fronte alla locale chiesa di Sant’Antonio Abate, la cui festa ricorre il giorno successivo.

Le “farchie”, come ha spiegato lo studioso Alfredo Cattabiani nel suo “Lunario”, sono fasci cilindrici di canne legati con rametti di salice rosso, hanno un diametro di circa settanta-cento centimetri, sono lunghe una decina di metri e pesanti fino a venticinque quintali.

Gli abitanti delle contrade di Fara le costruiscono nei mesi precedenti la festa di sant’Antonio, patrono del paese, custodendole in luoghi molto asciutti, così che il 16 gennaio brucino con facilità.

La tradizione delle Farchie risale alla fine del XVIII secolo, come racconta ancora Cattabiani:

Si narra che nel 1799 le truppe francesi invasero il regno di Napoli per insediarvi la Repubblica Partenopea. Mentre una colonna si apprestava a occupare l’abitato di Fara, nel boschetto di querce del paese, feudo dei principi Colonna, scoppiò misteriosamente un violento incendio che fermò l’avanzata delle truppe straniere.

Si favoleggia che ogni quercia si fosse trasformata in un gigantesco guerriero che al posto della spada impugnava una torre di fuoco. Non riuscendo a spiegarsene la causa, la popolazione attribuì l’incendio a un intervento miracoloso del proprio patrono. Da allora si continua a ricordare quel lontano episodio con le torri di fuoco delle Farchie che simbolicamente vogliono rappresentare il muro fiammeggiante che sbarrò il cammino ai soldati francesi.

Come si svolge l’evento?

Verso le due del pomeriggio gli abitanti delle varie frazioni cominciano a scendere trainando a spalla oppure coi trattori le pesantissime farchie fino al largo di fronte alla chiesa di Sant’Antonio Abate. Qui le imponenti colonne di canne vengono innalzate in posizione verticale mediante una serie di funi mentre suonatori di organetto cantano le “orazioni di Sant’Antonio”.

Poi il fuoco iniziale viene appiccato alle infiorescenze apicali che fanno da stoppino. Fra l’entusiasmo della popolazione si fanno bruciare le farchie fino a metà. Si trasportano infine loro resti nelle singole contrade dove si riaccendono perché ardano fino a consumazione completa (A. Cattabiani, “Lunario”, Mondadori, Milano 1994).

E ora, dalle parole al fuoco.

Photos via:

January 15, 2016

Le Farchie di Fara Filiorum Petri, fiaccole di salvezza