La Statua del Gennaio nel cuore dell’inverno

«Viene Gennaio silenzioso e lieve, / un fiume addormentato / fra le cui rive giace come neve / il mio corpo malato, il mio corpo malato. / Sono distese lungo la pianura / bianche file di campi, / son come amanti dopo l’avventura, / neri alberi stanchi, neri alberi stanchi».

Con questi versi il cantautore Francesco Guccini, nel brano “Canzone dei dodici mesi”, raffigura Gennaio, che apre le porte dell’anno appena incominciato (il suo nome viene dal latino “Ianuarius”, cioè “di Giano”, il dio romano delle porte, e quindi del cambiamento).

Eppure queste parole suggeriscono l’idea di qualcosa di immobile e immutabile, solidificato da un gelo di tedio, malattia, morte. E proprio dal gelo dell’inverno tenta di ripararsi il gigante di bronzo scolpito tra il 1563 e il 1565 da Bartolomeo Ammannati (1511-1592), e che si trova nella Villa medicea di Castello, a Firenze. Al centro di una fontana quadrangolare, rannicchiato su uno scoglio, gli occhi smarriti nel vuoto, quest’uomo nerboruto, perduto in un fitto bosco di querce e lecci, si protegge, tentando invano di trovare riparo e calore fra le proprie braccia.

Gennaio non si apre, è ancora una fredda porta sbarrata.

January 31, 2014

La Statua del Gennaio nel cuore dell’inverno

Firenze
Via di Castello 47, Località Castello
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