La Santissima Trinità di Venosa, mistero di bellezza

Complesso abbaziale e chiesa della Santissima Trinità, Venosa - Abbey and Church of the Holy Trinity

Si chiama chiesa della Santissima Trinità – a Venosa, la patria del poeta latino Orazio, in Basilicata –, ma in realtà si tratta di due edifici: la “chiesa antica” e la “chiesa incompiuta”.

Il complesso, un’abbazia edificata nella zona adiacente all’antico anfiteatro romano, è costituito da fabbricati le cui origini sono ancora oggetto di dibattito fra gli studiosi.

Sembra comunque che la chiesa antica – in cui si trova la tomba dei principi e condottieri normanni Roberto il Guiscardo, Umfredo, Drogone e Guglielmo Braccio di Ferro, tutti vissuti tra il 1010 e il 1085 – sia stata realizzata nell’XI secolo (ma sicuramente molto rimaneggiata nel tempo, specialmente fra il Settecento e l’Ottocento), mentre al secolo successivo, il XII, si fa rimontare l’inizio dell’incompiuta, che s’innesta sull’abside dell’antica prolungandone, come si vede nelle immagini, il corpo longitudinale.

Noi ci affidiamo alle osservazioni del grande storico dell’arte Cesare Brandi:

Or dunque, la Trinità si trova, ancora, fuori dall’abitato: i suoi ruderi, che poi sono ruderi di costruzione che non fu mai finita, sono forse i più belli che si possano incontrare, appunto perché senza rampicanti edere e salici piangenti. Sono ruderi sani e vegeti, di cosa che non fu finita e che dunque non è smozzicata. Le pietre bellissime, eterne, dell’Anfiteatro romano servirono egregiamente per lo straordinario monumento.

Per parte mia non ritengo affatto impossibile che debba ancora attribuirsi al secolo XI, nella parte più antica, che è quella che si direbbe absidale, mentre la chiesa sconquassata e ancora in uso sia invece ancora più antica e preesistesse all’epoca normanna […] Allo stato attuale non convince la tesi che verrebbe a porre il nuovo e incompiuto edificio della chiesa attigua al tempo in cui i Normanni praticamente s’erano riversati sulla Sicilia, Melfi non era più capitale, e la Trinità di Venosa non rappresentava più il Pantheon normanno….

Al di là delle questioni di datazione, siamo in un posto meraviglioso, come ebbe a notare ancora Brandi: Da un luogo simile ci si ritrae a malincuore. Gli attimi che ci si passano, sono di quelli che tornano indietro come uccelli che risalgono al nido. Sembrano perduti e te li ritrovi più vivi nella memoria, con quella forzatura di tono, di colore, di luce, che la memoria dona alle cose che vuoi trattenere, e ne fa come delle pietre montate a giorno (C. Brandi, “Viaggi e scritti letterari”, Bompiani, Milano 2009).

©Roberto Mancini, ©baalbeki, ©Basilicata Turistica, ©DeCalderonibus, ©marsellus marsellus, ©Alessandro, ©Giuseppe Moscato

November 16, 2015

La Santissima Trinità di Venosa, mistero di bellezza