La Rocca San Vitale di Fontanellato, la bellezza e il senso

Rocca San Vitale, Fontanellato (Parma), affreschi Parmigianino

In una piccola stanza al pian terreno della Rocca San Vitale di Fontanellato, in Emilia Romagna, è illustrato il mito di Diana e Atteone, narrato da Ovidio nelle “Metamorfosi”.

Il ciclo di affreschi, del 1524, opera del maestro manierista Parmigianino (1503-1540), si sviluppa in quattordici lunette nelle quali è in mostra il povero cacciatore Atteone che, dopo aver inopinatamente sorpreso presso una fonte la dea nuda in abluzioni, viene per punizione trasformato in cervo e sbranato dai suoi stessi cani.

La stanza dell’antica fortezza (la prima edificazione è del XIII secolo) era probabilmente il bagno privato di Paola Gonzaga, moglie del conte di Fontanellato, Galeazzo Sanvitale.

Varie le interpretazioni sul senso della scelta del soggetto mitologico. Alcuni critici vi leggono un doloroso interrogativo sull’insindacabilità delle decisioni del fato, che punisce anche gli innocenti. Così, il motto “Respice finem” – “considera il fine” – inscritto in una cornice al centro del soffitto, dovrebbe essere l’esortazione cristiana a rivolgere l’attenzione al fine dell’esistenza, cioè Dio.

Per intendere il vero significato dell’opera, è prima necessario goderne la bellezza. E questo si può fare facilmente.

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August 19, 2014

La Rocca San Vitale di Fontanellato, la bellezza e il senso

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