La nocciola italiana: un piccolo frutto dalla grande storia

di Emilia Crippa

“Tonda era e bella e di gentile aspetto”… Non paia ardito scomodare il poeta, che di re e principi va cantando. Perché qui è di una regina che conviene narrare, la regina delle nocciole, la nocciola delle Langhe: “Tonda Gentile del Piemonte”, recita l’IGP (Indicazione geografica protetta) o, ancora, “Nocciola Piemonte”: un marchio, una sicurezza nel tempo che esalta la qualità in un mondo divenuto globale, in cui economie dei grandi numeri detengono altri primati.

Ma qui, in Piemonte, tra le province di Asti, Cuneo e Alessandria, ad essere grande non è la quantità, bensì la sapienza e la bellezza: a cominciare dalle piante, eleganti nella regolarità della coltivazione e singolari, con il tronco sottile e slanciato, soprattutto nella variante a cespuglio che richiama l’attenzione anche dell’osservatore meno preparato. E le tecniche di coltivazione unite a quelle di raccolta hanno saputo adattare le esigenze di maggior resa a una vocazione antica di queste terre: nei noccioleti –verrebbe da chiedersi quali bimbi oggi ne potranno vedere uno – la regolarità (5 metri tra pianta e pianta) è data dallo spazio necessario per la raccolta con macchine semoventi. E la regolarità, nella “Tonda Gentile”, è pure nel frutto con il suo guscio, un guscio sottile, tanto che il frutto lo occupa quasi totalmente, garantendo una resa ottima del prodotto. Tutto per il piacere del palato: un frutto memorabile, un’“esperienza”, dal momento in cui si frantuma in bocca e rilascia croccantezza, intensità di sapore, delicata fragranza: assaggiata una “Tonda Gentile” difficilmente se ne dimenticherà il gusto. Non a caso la produzione è appannaggio di specialità dolciarie di eccellenza e di nicchia, di maître chocolatier o semplicemente della tradizione, come la più classica delle torte in Piemonte, la torta di nocciole, appunto: se non è “Tonda Gentile”, il pasticcere, da quello blasonato a quello del proprio borgo, questa torta non la potrà fare!

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Ma attorno alla “Nocciola Piemonte” si raccoglie un mondo: basta trovarsi in agosto in Langa, in provincia di Cuneo, precisamente a Cortemilia, che per una settimana diventa la capitale di questo regalo della natura, con la Sagra della nocciola IGP Piemonte (“più buona del mondo”, come recitava il sottotitolo), arrivata alla sua sessantesima edizione: qui la nocciola è prodotto principe, tanto che nel duemila è stata fondata la “Confraternita della Nocciola”, nata dall’amore per questo territorio e i suoi prodotti, una passione che intende coniugare marketing e tradizione.

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Ma non è solo il Piemonte a regalarci il piacere di questo frutto: Lazio, Campania e Sicilia offrono un prodotto di eccellenza, come la “Nocciola di Giffoni” IGP, tra le varietà italiane più pregiate. L’area di produzione è quella del Salernitano, lungo una storia che affonda le sue radici in epoca romana – come attestano alcuni resti carbonizzati conservati presso il Museo Archeologico di Napoli. Ma è durante il Medioevo prima, e in epoca moderna poi, che la sua coltivazione si diffonde nella penisola, anche grazie a un intenso commercio delle nocciole attestato già dal XVII secolo, particolarmente fiorente poi in età borbonica. La storia, unita alle condizioni climatiche, tra cui il terreno di origine vulcanica, ha generato un Frutto regolare e omogeneo nella calibratura, particolarmente apprezzato come snack denocciolato intero, oltre alle tradizionali utilizzazioni per prelibatezze regionali o trasformazioni industriali: il suo sapore aromatico persistente e la sua polpa la rendono particolarmente adatta alla tostatura esaltandone il gusto.

E altre varietà ancora, come la DOP “Gentile Romana”, ci raccontano di tradizione e sapore, sapienza antica e innovazione, ovvero di un piccolo frutto dalla grande storia.

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March 13, 2015