La gravina di Laterza, rifugio di animali, briganti e monaci

Gravina di Laterza, Taranto

Anche Laterza – in provincia di Taranto – è lambita, come molte cittadine pugliesi, da una gravina, uno di quei luoghi divinamente spolpati, come ha scritto lo storico dell’arte Cesare Brandi, dove quanto vi è ricresciuto è muffa, è violazione di domicilio. Dove anche la pietra è consunta, e sente la fatica d’essere ancora pietra.

La gravina di Laterza, le cui ripide anse si snodano in un percorso di circa dodici chilometri (è la seconda gravina più grande d’Europa), raggiunge profondità di duecento metri, e le sue sponde in alcuni punti si divaricano per più di quattrocento metri. Ospita numerose specie animali e vegetali e vi ha sede un’Oasi della Lipu, per la cura dei tanti volatili che nidificano nelle grotte disseminate sulle sue pareti rocciose.

Lo scrittore Paolo Rumiz, nel suo viaggio a piedi sull’Appia (raccontato in un bel libro di cui abbiamo parlato in un articolo qualche tempo fa), ha sostato anche a Laterza.

Ospite di una donna del luogo, si è fatto condurre da lei sul bordo della solitaria, profonda gravina, indorata da una luce radente, in mezzo a un gracidar di rane da fiaba di Esopo. “D’inverno qui c’è una bella corrente fragorosa”, evoca la padrona di casa sull’orlo del precipizio carico di macchia mediterranea e percorso da tranquille vacche podoliche. “Da qui a Matera”, racconta, “tutto il territorio è crivellato, percorso da forre e nascondigli che sono stati terreno d’elezione di monaci e briganti” (P. Rumiz, “Appia”, Feltrinelli, Milano 2016).

Photos via: ©Giovanni & Renzo, ©www.lipu.it, ©Manuele Dellanave, ©daniele errico, ©Fedele Clemente

December 22, 2016

La gravina di Laterza, rifugio di animali, briganti e monaci