La fotografia di Elio Ciol, un “neverending tour” tra Friuli e il mondo. Intervista

"Ombre sulla neve - Casarsa 1953", The Art Museum Princenton, New Jersey, Usa

di Paolo Mattei

Da Casarsa al Metropolitan di New York. Dal Friuli al mondo. Elio Ciol ne ha fatta di strada con le sue fotografie. E continua a farne.

Classe 1929, Ciol nasce in un piccolo comune della provincia di Pordenone, Casarsa della Delizia, il “paese della memoria” cantato da Pasolini, il vecchio borgo materno intronato dal suono senza tempo della campana.

Ciol vive ancora qui. Ma lui e le sue opere non hanno mai smesso di girare il mondo.

Qualche esempio relativo agli ultimi anni: dopo diverse esposizioni itineranti in Russia promosse dall’Istituto Italiano di Cultura di Mosca assieme alla Fondazione della Biennale d’Arte moscovita, nel dicembre del 2012 è stata presentata a Irkutsk la mostra “Il volto e la Parola”, che ha registrato circa 20mila visitatori in due mesi e che successivamente è andata in trasferta prima a Novosibirsk e poi nella capitale russa. Nel 2013 alcune foto degli “Anni del Neorealismo” e della “Luce incisa” hanno fatto tappa a Ptuj, in Slovenia, in occasione del festival di Art Stays. “La luce incisa” ha poi raggiunto il Palazzo dell’Arcivescovado di Arles.

E ancora: tra il 2013 e il 2014 le immagini di “Anima Mundi” sono state in tour in Slovenia. Mentre quest’anno gli scatti degli “Adoratori della croce. Armenia 2005” sono sbarcati a Lugano, e quelli degli “Anni del Neorealismo” sono entrati nel Pavelhaus Laafeld Bad Radkersburg, in Austria. Nello stesso museo austriaco sono state esposte anche le immagini di scena de “Gli ultimi”, il film di Vito Pandolfi e padre David Maria Turoldo in cui nel 1962 Ciol lavorò in qualità di fotografo di scena.

Insomma, oltre che sostare nelle numerose esposizioni permanenti – ricordiamo solo quelle del Metropolitan Museum of Art di New York e del Victoria and Albert Museum di Londra –, le fotografie di Elio Ciol sono impegnate in un serratissimo “neverending tour” internazionale.

L’artista friulano ora è a casa, nel paese in cui, ragazzino, incontrò la fotografia. Un incontro avvenuto settant’anni fa, nel laboratorio fotografico del padre.

"Duomo - Milano 1954", Victoria and Albert Museum, Londra

“Duomo – Milano 1954”, Victoria and Albert Museum, Londra

Che cosa immaginava il bambino intento a imparare i rudimenti tecnici della fotografia tra pellicole e camere oscure? Sognava di diventare un grande fotografo?
Guardi, a distanza di oltre settant’anni è un po’ difficile ricordare i sogni o i pensieri di allora. Comunque, no, non immaginavo certo che un giorno sarei stato presente con alcune mie immagini fotografiche in luoghi così importanti del mondo. Anche perché allora ero intento a imparare gradualmente la tecnica dello sviluppo e della stampa fotografica in camera oscura. Ed ero attratto soprattutto dalla vita dei miei amici contadini, che ogni giorno cambiavano tipologia di lavoro nei campi avvolti dall’immensa luce del sole.

Qual è stata la molla che l’ha spinta a registrare su pellicola la realtà?
Avevo quindici anni, era il 1944, il paese era occupato dai tedeschi. Il nostro laboratorio fotografico funzionava come poteva, ma comunque era ancora attivo. È stato in quel periodo che trovai, senza averlo cercato, il primo maestro di fotografia: un ufficiale medico tedesco, un uomo che è rimasto per me anonimo. Mi ha insegnato a vedere le cose attraverso le fotografie che scattava nel mio paese – luoghi, ambienti, ritratti di persone. Foto che, per fortuna, portava a sviluppare e stampare nel nostro laboratorio. Eravamo noi a lavorare le pellicole uscite dalla sua Leica.

E che cosa provò nel trovarsi fra le mani quelle immagini sviluppate?
Fu come ricevere una forte scossa, una sveglia. Scoprii che c’era un modo non superficiale e distratto di guardare le cose, un modo di osservarle con tutto il peso della realtà che si portavano dentro. Sorpresi nelle persone anziane del mio paese il carico del lavoro e degli anni scavato nelle loro rughe profonde che prima non vedevo. Si rivelò ai miei occhi anche il fascino della povertà degli ambienti contadini, attraverso le inquadrature delle foto scattate nel momento favorevole, in una luce propizia che evidenziava oggetti e persone. Erano immagini che, nel tempo che passava, rimanevano impresse nella memoria come i valori di un modo speciale di guardare il mondo. Anche quelle fotografie sono state i miei maestri.

"Fienagione in Carnia - Ampezzo 1954", Humanities Research Center, Austin, Texas, Usa

“Fienagione in Carnia – Ampezzo 1954”, Humanities Research Center, Austin, Texas, Usa

Come è arrivato il successo internazionale?
Nel 1955 ebbi l’ardire di partecipare al concorso “Popular Photography” di New York: vinsi due premi suscitando clamore nel mio paese e anche nella stampa specializzata italiana. Nel 1956 vi partecipai nuovamente ottenendo un altro riconoscimento, e così pure accadde nel 1957, quando premiarono altre tre mie fotografie.

Beh, furono belle soddisfazioni…
Certo, belle sorprese che non mi aspettavo. In effetti, questi successi internazionali suscitarono un po’ di meraviglia anche tra gli amici della “Gondola” di Venezia, l’importante circolo fotografico in cui ero stato accettato qualche mese prima. Nel 1958 la mia foto “Bambina di campagna” fu esposta e pubblicata da “Photo Maxima – The Photographic Society of America” di Philadelphia… Insomma, godetti molto, con i miei parenti e amici, di questi primi riconoscimenti in campo internazionale.

"Ombre sul Meduna - Tramonti di Sotto 1955", The Metropolitan Museum of Art, New York, Usa

“Ombre sul Meduna – Tramonti di Sotto 1955”, The Metropolitan Museum of Art, New York, Usa

A distanza di molti anni, anche le sue foto con soggetto italiano mantengono intatto il loro fascino. Molte sono immagini di cose: architetture, campagne, borghi, spesso alonati di nebbia o imbiancati dalla neve. A che cosa si deve secondo lei l’integrità della loro forza comunicativa?
Credo dipenda innanzitutto dal fatto che sono soggetti abbastanza familiari per molti di noi. Intendo dire che ci sono in noi, nella nostra memoria, immagini simili incontrate nel tempo. Allora queste fotografie improvvisamente risvegliano ricordi ed emozioni… Sono in grado commuovere grazie alla composizione delle forme – come “Ombre sul Meduna” e “Prima del temporale” –, oppure per il rapporto uomo-paesaggio – come “Fienagione in Carnia” e “Il Tagliamento a San Giorgio” –, o, ancora, per il rapporto uomo-architettura – vedi ad esempio “Basilica nella nebbia” –, e anche, infine, per la rappresentazione dell’uomo nel proprio ambiente, come il “Venditore di lana” di Amalfi e “Crescendo in fretta”, scattata a Palermo…

E a lei, che effetto fa rivedere queste foto?
Le considero un dono ricevuto dai miei occhi. Un dono che, grazie alla padronanza del mestiere, ho potuto mettere a disposizione degli occhi degli altri.

A che cosa sta lavorando in questo momento?
Sto selezionando e stampando le foto scattate durante recenti viaggi all’estero per raccoglierle in varie cartelle tematiche che voglio intitolare “Memorie guardate”. Sto anche predisponendo il materiale per una possibile mia antologica in una qualche città importante attenta alla fotografia… Ma forse questo è soltanto veramente un sogno…

"Eur - Roma 1955", Centre Canadien d’Architecture, New York, Usa

“Eur – Roma 1955”, Centre Canadien d’Architecture, New York, Usa

"Il Tagliamento a San Giorgio - 1956", Centre for Creative Photography, Tucson, Arizona, Usa

“Il Tagliamento a San Giorgio – 1956”, Centre for Creative Photography, Tucson, Arizona, Usa

"Crescendo in fretta - Palermo 1957", Museo Pushkin, Mosca

“Crescendo in fretta – Palermo 1957”, Museo Pushkin, Mosca

"Basilica nella nebbia - Assisi 1957", Rosphoto, San Pietroburgo

“Basilica nella nebbia – Assisi 1957”, Rosphoto, San Pietroburgo

"Sulla fontana della piazza - Amalfi 1957", Museo Pushkin, Mosca

“Sulla fontana della piazza – Amalfi 1957”, Museo Pushkin, Mosca

"Granoturco sul colle - Pinzano 1957", Musée de la Photographie à Charleroi, Belgio

“Granoturco sul colle – Pinzano 1957”, Musée de la Photographie à Charleroi, Belgio

"Venditore di lana - Amalfi 1957", Victoria and Albert Museum, Londra

“Venditore di lana – Amalfi 1957”, Victoria and Albert Museum, Londra

"Dalla Rocca - Assisi 1958", The Art Institute of Chicago, Usa

“Dalla Rocca – Assisi 1958”, The Art Institute of Chicago, Usa

"In posa - Firenze 1960", Museo Pushkin, Mosca

“In posa – Firenze 1960”, Museo Pushkin, Mosca

"Chiesetta votiva - Remanzacco 1961", Victoria and Albert Museum, Londra

“Chiesetta votiva – Remanzacco 1961”, Victoria and Albert Museum, Londra

"Luci sulla spiaggia - Lignano 1961", Victoria and Albert Museum, Londra

“Luci sulla spiaggia – Lignano 1961”, Victoria and Albert Museum, Londra

"Prima del temporale - Lestans 1963", International Museum of Photography, Rochester, New York, Usa

“Prima del temporale – Lestans 1963”, International Museum of Photography, Rochester, New York, Usa

"Primavera - Gradisca di Spilimbergo 1963",  Victoria and Albert Museum, Londra

“Primavera – Gradisca di Spilimbergo 1963”, Victoria and Albert Museum, Londra

"Sogni di prosperità - Morsano al Tagliamento 1985", Musée de la Photographie à Charleroi, Belgio

“Sogni di prosperità – Morsano al Tagliamento 1985”, Musée de la Photographie à Charleroi, Belgio

"Campagna con cipresso - Assisi 1992", Rosphoto, San Pietroburgo

“Campagna con cipresso – Assisi 1992”, Rosphoto, San Pietroburgo

Photos via:

July 27, 2015