La Fontana di piazza della Rotonda, all’ombra del Pantheon

di Alberto Manodori Sagredo

Davanti al grandioso e dominante tempio del Pantheon, dall’età medioevale chiesa di Sancta Maria ad Martyres, stava una fontana costituita da una vasca di porfido, il marmo riservato in antico ai personaggi della famiglia imperiale, fiancheggiata da due leoni di basalto. Questi ultimi, probabilmente, provenivano dall’Iseo Campense, il tempio dedicato alla dea egizia Iside, che nell’antica Roma era stato edificato dove oggi sorge la chiesa di Santa Maria sopra Minerva, quindi molto vicino al Pantheon e alla sua piazza.

Era stato papa Eugenio IV, il veneziano Gabriele Condulmer, a far sistemare la vasca e i due leoni a ornamento della piazza della Rotonda, così detta dal soprannome che la voce popolare aveva dato al Pantheon per via della forma circolare della sua grande aula e per la stessa maestosa cupola perfettamente semisferica (m 43×43).

Anche Leone X volle dire la sua in piazza della Rotonda e dispose che tanto la vasca quanto i due leoni fossero sopraelevati su piedistalli, sia per conferire loro una maggior monumentalità, sia per evitargli gli spassi di fannulloni e perditempo, che si divertivano a salirci sopra.

Ma nel 1575 papa Gregorio XIII Boncompagni, promotore della edificazione di tante belle fontane di Roma, decise che una di queste, progettate dal suo architetto di fiducia, Jacopo Della Porta, fosse eretta in piazza della Rotonda, ritenendo la vasca e i due leoni un ornamento ormai desueto, soprattutto nella composizione di concezione antica.

Il progetto di Jacopo Della Porta fu seguito, per la vasca in marmo africano bigio, da Leonardo Sormani, che provvide anche ai quattro gradini in travertino, dello stesso disegno della vasca, mistilinea (un quadrato con quattro semicerchi al centro d’ogni lato).

In mezzo ad ogni semicerchio furono posti altrettanti mascheroni grotteschi – analoghi a quelli michelangioleschi dei capitelli del Palazzo dei Conservatori – e altri quattro destinati in un primo momento alla fontana meridionale di piazza Navona, con ai lati due delfini e al di sotto la valva di una conchiglia.

I mascheroni sono attribuiti a diverse mani, ma li si ritiene opera di Giacomo Silla Longhi e Simone Moschino.

Una decina d’anni dopo, papa Leone X de’ Medici fece portare i due leoni alla sua Fontana del Mosè.

Nel 1711, però, papa Clemente XI Albani ordinò che si prelevasse da piazza San Macuto, dove stava dal XVI secolo, l’obelisco egizio dedicato dal grande faraone Ramesse II, e lo si ponesse al posto del candelabro marmoreo centrale, sorreggente un catino, da cui zampillava l’acqua, che poi ricadeva nella vasca.

Della messa in opera si occupò Filippo Barigioni, che collocò l’obelisco su un dado trapezoidale con le dovute iscrizioni dedicatorie di Clemente XI e lo stemma Albani, con triregno e le due chiavi di san Pietro, replicato su due lati. Intanto sugli spigoli di questa base Vincenzo Filippi scolpiva quattro delfini.

Su un lato della piazza restava, comunque, l’antica vasca e fu papa Benedetto XIV Lambertini a predisporre il suo trasferimento nella Basilica di San Giovanni in Laterano, dove servì da sepolcro di papa Clemente XII Corsini, suo predecessore.

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March 5, 2014

La Fontana di piazza della Rotonda, all’ombra del Pantheon

Roma
Piazza della Rotonda